Ruby: niente matrimonio lampo, la Curia di Genova si oppone

GENOVA – Delle pubblicazioni di matrimonio non c'e' ancora traccia. E, a dispetto degli annunci ripetuti e prontamente smentiti, manca anche la data. Eppure l'atteso si' tra Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, e il fidanzato Luca Risso continua a far discutere quasi quanto le imminenti nozze del principe d'Inghilterra. La bella marocchina, che ha dato il nome allo scandalo dei presunti festini di Arcore, vuole sposarsi in Chiesa, secondo la fede cristiana abbracciata dopo aver ripudiato quella musulmana del padre che per questo – secondo una delle tante leggende che aleggiano attorno alla ragazza – l'avrebbe cacciata di casa. Un motivo in piu' perche' la sua nuova famiglia genovese cerchi di accontentarla. Tanto che nei giorni scorsi sarebbe stata sondata la disponibilita' di alcuni parroci del capoluogo ligure a celebrare le nozze. Presunte pressioni, non confermate dalla coppia che sta trascorrendo le vacanze di Pasqua tra Parigi e Vienna, a chiudere un occhio sulle regole previste per chiunque intenda sposarsi davanti all'altare. Voci e indiscrezioni che a Genova sono arrivate sino alle orecchie dell'arcivescovo, e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Che ha chiesto alla curia di inviare una mail a tutti i parroci per ricordare le varie fasi della 'pratica matrimoniale'. Un percorso valido non solo per Ruby e Luca, ma per qualunque altra coppia. Per sposarsi in chiesa, del resto, non basta scrivere sul proprio profilo di Facebook ''married'', come fa Luca Risso nonostante non abbia ancora pronunciato il fatidico si'. Prima di tutto, ricorda la curia genovese, e' bene pensarci ''almeno un anno prima di stabilire la data''. Una volta maturata la decisione, ci si deve rivolgere poi al proprio parroco, per ''iniziare un percorso formativo e catechistico di preparazione alla celebrazione sacramentale''. L'attestato di partecipazione al corso, inoltre, deve essere accompagnato da tutta la ''documentazione necessaria'', ovvero ''l'atto di battesimo e di cresima'' e i ''certificati contestuali dai quali desumere oltre la residenza dei fidanzati il loro stato civile''. Solo a quel punto, spiega ancora l'Arcidiocesi, ''il parroco fara' le pubblicazioni canoniche in parrocchia e le richiedera' all'ufficiale dello Stato civile''. Un lungo percorso, da compiere prima di tutto nella fede, perche' – ricorda la curia – il matrimonio non sia solo una cerimonia.

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