ROMA – ''Omettendo di trasmettere gli atti al collegio per i reati ministeriali'', la procura di Milano che ha messo sotto inchiesta il premier ha precluso alla Camera dei deputati ''l'esercizio delle proprie attribuzioni costituzionali'', previste dall'articolo 96 della Carta e dalla legge costituzionale 1 del 1989. E' la tesi sostenuta nel ricorso con cui, sollevando il conflitto di attribuzioni con i magistrati milanesi, la Camera dei deputati chiede alla Consulta di annullare tutti gli atti da loro compiuti nel procedimento sulla vicenda Ruby; e di dichiarare che ''non spettava'' alla procura milanese ''avviare e esperire indagini nei confronti del presidente del Consiglio in carica, nonche' procedere alla richiesta di giudizio immediato'' per concussione. La stessa contestazione viene rivolta anche al gip del tribunale di Milano, al quale ''non spettava'' ne' ''procedere per via ordinaria e emettere il decreto di giudizio immediato nei confronti del presidente del Consiglio'', ''ne' affermare la natura non ministeriale'' del reato di concussione. Al giudice si rimprovera di non aver rilevato ''la necessaria trasmissione degli atti al collegio per i reati ministeriali'' , ma anche di non aver provveduto a che almeno ''venisse data la dovuta comunicazione'' alla Camera dei deputati. L'articolo 96 della Costituzione e' quello che prevede che vi sia l'autorizzazione delle Camere per i procedimenti che riguardano il premier e i ministri per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni. .
