Ikea lascia la Russia. Il colosso svedese non scherza e, attraverso un’intervista radiofonica del suo fondatore Ingvar Kamprad, fa sapere che la situazione di eccessiva corruzione a Mosca è un problema ormai insostenibile. Mazzette ai politici, tangenti a chi lavora nella pubblica amministrazione: l’inquinamento generale della vita economica russa è un argomento che lo stesso presidente Dmitri Medvedev ha ammesso pubblicamente.
Le intenzioni del Cremlino sono quelle di smantellare ogni forma d’illegalità , ma intanto la scelta di Ikea rischia di avere conseguenza pesanti sull’economia russa.  Se altre grosse aziende lasceranno la Russoa, il tracollo si realizzerà non solo in termini di crescita, ma anche di una diminuzione dei posti di lavoro.
L’annuncio comunque non è un evento inatteso. Già lo stesso Kamprad, che creò Ikea quando aveva solo 17 anni, aveva pubblicamente lamentato che le autorità russe facessero pagare alla sua azienda un consumo di elettricità più alto del dovuto. E dietro il lamento, probabilmente, l’insinuazione, nemmeno troppo velata, che la bolletta eccessiva fosse una ritorsione in risposta al rifiuto dell’imprenditore di accontentare le richieste sotto banco dei pubblici ufficiali.
