ROMA – Prendetevi il polso e misurate i battiti. Farlo una volta alla settimana, sopratutto quando si sono superati i 50 anni, aiuta a intervenire precocemente in caso di insorgenza di fibrillazione atriale, patologia che colpisce 1 italiano su 100 ed espone al rischio di un ictus fino a 5 volte in piu'. E se i battiti al polso superano i 100 al minuto, e' necessario un consulto medico. A sostenerlo e' l'Alfa, Associazione Lotta alla Fibrillazione Atriale che ha avviato una campagna di sensibilizzare per informare il pubblico su questa malattia che costa al Servizio Sanitario Nazionale oltre tre miliardi di euro all'anno. L'iniziativa si rivolge ai cittadini (si puo' consultare il sito www.stopfa.org) e ai medici di medicina generale, in vista della Giornata Nazionale di Lotta alla Fibrillazione Atriale, in programma l'1 ottobre. ''Uno studio pubblicato su Circulation dimostra che i casi di fibrillazione atriale si potrebbero dimezzare controllando ipertensione, obesita', fumo e diabete – afferma Antonio Raviele, direttore del dipartimento Cardiovascolare dell'Ospedale dell'Angelo di Mestre e presidente di Alfa – . Ma e' soprattutto la pressione alta il nemico da monitorare, perche' almeno 7 persone su 10 con fibrillazione atriale sono anche ipertese''. Questa malattia, in alcuni casi, per anni, non presenta sintomi e viene rilevata solo ad un controllo medico obiettivo. Quando, invece, i sintomi sono evidenti si percepiscono palpitazioni, difficolta' respiratorie e dolore al torace.