Sanità: riforma emergenza arruola medici di base-pediatri

ROMA – Ripensare interamente la rete sanitaria di emergenza-urgenza, rielaborando le linee guida, decongestionando i Pronto Soccorso, che in futuro dovranno occuparsi solo dei codici gialli e rossi, e affidando i casi piu' lievi, ovvero quelli classificabili come codici bianchi e verdi, ad una cabina di regia che vedra' la presenza di rappresentanti della medicina del territorio e che "coinvolgera' largamente" medici di famiglia e pediatri. E' questo il progetto di riforma dei Pronto Soccorso che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha presentato questa mattina in via preliminare alle sigle sindacali mediche ospedaliere e territoriali e che questo pomeriggio ha avuto anche anche la "condivisione" delle Regioni. Un progetto di riforma che fa seguito all'indagine conoscitiva della commissione Sanita' di palazzo Madama, che ha confermato le forti criticita' del settore e l'urgenza di intervenire per porvi rimedio, e che verra' inserito negli Obiettivi di piano, cosi' da poter essere finanziato con una quota dei 350 milioni di euro, pari al 25% del fondo destinato agli Obiettivi di piano, destinati alle cure primarie. "L'ipotesi e' quella di rifondare completamente il settore creando una quarta macro area all'interno del fondo sanitario nazionale in aggiunta alle 3 tradizionali (prevenzione, ospedale e territorio)", ha spiegato il ministro al termine dell'incontro con i sindacati, sottolineando la necessita' di costituire una cabina di regia ospedale-territorio che possa anche ridefinire le procedure di triage del servizio 118. Un obiettivo ambizioso, dunque, che i sindacati, che nei prossimi tempi dovranno presentare a Fazio le loro proposte nel dettaglio, hanno dichiarato di condividere nelle linee di intervento generali. Al tempo stesso pero', le sigle sindacali hanno evidenziato, in una nota congiunta, che "il vero problema dei Pronto soccorso e' l'eccesso di domanda di ricovero soprattutto nell'area medica per cause epidemiologiche e demografiche", augurandosi che il ministero della Salute possa dare "risposte urgenti al problema degli organici, procedendo anche a rivedere le linee guida che governano il sistema dagli anni '90". E a proposito di medici, nell'incontro che si e' svolto questa mattina al ministero sono stati affrontati anche i nodi relativi all'iscrizione a numero chiuso della facolta' di Medicina e alle scuole di specializzazione. "Il parere mio e del ministero e' che i numeri sono sufficienti e che il numero chiuso non vada toccato, considerato anche che abbiamo aumentato il numero di accesso ai corsi da 7.500 a 9.500 negli ultimi 3 anni", ha spiegato in proposito il ministro, che ha invece ha parlato di "una distribuzione non omogena" e dunque da rivedere in merito alle scuole di specializzazione. Tra le proposte avanzate dal ministro, infine, e condivise dalle Regioni, anche quella di "prevedere la possibilita' di destinare gli ultimi 2 o 3 anni del corso di specializzazione a una formazione con delle funzioni cliniche anche attinenti alla specialita'" e di stare pensando di riportare molte delle scuole di specializzazione da 5 a 4 anni. .

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