ROMA – La Cassazione non ritiene che il movente della gelosia per Ivano Russo sia stato l'elemento scatenante dell'omicidio di Sarah Scazzi, ad opera di Sabrina Misseri. Anzi, per i supremi giudici, quello della gelosia non e' neppure ''un indizio'' a carico di Sabrina. In proposito, la Suprema corte – nelle motivazioni depositate oggi, con le quali ha annullato con rinvio al Tribunale del Riesame il provvedimento di convalida della carcerazione di Sabrina, emesso lo scorso 18 gennaio – osserva che ''quanto al (movente) della gelosia per un ragazzo, attribuito alla ricorrente (Sabrina), e' evidente la sua obiettiva esilita' a fronte del delitto di omicidio commesso''. ''Il solo movente, per il carattere di ambiguita' che e' ad esso intrinseco, non e' comunque mai di per se' assimilabile ad un grave elemento indiziario – aggiunge la Cassazione – e intanto puo' fungere da aspetto rafforzativo del quadro probatorio in quanto gli altri elementi siano precisi e convergano a un unico significato''. Questi principi della Cassazione, ricorda la stessa sentenza della Suprema corte, sono gia' stati affermati nella famosa sentenza su Giulio Andreotti, difeso, anche lui come Sabrina Misseri, dal professor Franco Coppi, che, dunque, se ne e' 'servito' anche per il 'giallo di Avetrana'. .
