Scudetto Milan: Allegri trionfa per la prima volta

MILANO 7 MAG Toscano anzi liv – MILANO, 7 MAG – Toscano, anzi livornese fino al midollo; in apparenza un'acqua cheta, in realta' un temperamento bollente sapientemente tenuto a freno; insofferente ai divieti stradali tanto da litigare con vigili e carabinieri; cosi' impulsivo da lasciare la sua promessa sposa sull'altare sola come un 'gambo di sedano': e' Massimiliano Allegri, uno che nella vita gioca in contropiede ma che, davanti a un 'caciucco' e a un buon bicchiere di vino, si scioglie e si lascia andare alla goliardia e al buonumore. E davanti al primo scudetto della sua carriera, anche di piu'. Il ragazzo – che debutta a 17 anni nell'84 nella Cuoiopelli – soprannominato 'Acciuga' perche' alto e smilzo – diventa uno splendido quarantaquattrenne, assennato e maturo dal sorriso seducente, dal look impeccabile, educato e gentile. Multe a parte, mette la testa a posto ma non i capelli, come gli fa notare una volta Berlusconi che lo redarguisce 'dolcemente' per essere andato spettinato in televisione dopo la sconfitta in casa contro la Juventus (1 novembre 2010). Consiglio recepito, capigliatura ribelle subito accorciata. Archiviato in fretta anche il passo falso calcistico. La marcia riprende. Allegri mostra fascino e stoffa uniti a una diplomazia e a una capacita' di mediazione, quasi d'obbligo per restare al Milan. Adriano Galliani puo' esultare: il suo intuito non lo tradisce neanche questa volta e la scelta fatta si e' rivelata azzeccata. Al suo primo anno sulla panchina del Milan, centra lo scudetto con due giornate d'anticipo. E quello che non gli e' riuscito da giocatore, lo porta a buon fine negli anni della maturita': insieme al tricolore, raccoglie consacrazione e gloria. La chiave di volta della splendida annata e' il collettivo: Allegri smussa con stile le ruvidita' degli esclusi recalcitranti, ma soprattutto muove le corde giuste per ottenere la stima e l'appoggio del piu' ingombrante dei presidenti, l'allenatore aggiunto Silvio Berlusconi. Tra i due scoppia l'amore, con Galliani addirittura la passione. Allegri e' fiero della sua livornesita', che – come dice Paolo Virzi' – ''e' un'identita' che si puo' indossare''. ''E che – secondo il regista – accoglie chi le si affeziona, lascia un segno profondo e coinvolge i piu' nella riscossa di noi, eterni subalterni''. Li' dove Leonardo fallisce, trionfa l'orgoglio intelligente di Allegri, che sfugge alle etichette, gestisce situazioni e personaggi complicati come Ibrahimovic e Seedorf (pronto a inalberarsi a ogni esclusione), si priva di Ronaldinho, incapace di rispettare le regole del gruppo, sa trarsi di impaccio con abilita' e discrezione di fronte a qualche inevitabile mugugno e mal di pancia. Riesce a creare non un insieme di solisti sconclusionati ed egoisti, ma una vera squadra – compatta e coesa – dove la turnazione e' un punto di forza e non di debolezza. Poco incline alle polemiche, tranne le stoccate con il quasi conterraneo Walter Mazzarri, nativo di San Vincenzo a pochi chilometri da Livorno, Allegri sa cavarsela alla grande in ogni situazione. La squadra lo ripaga e lo apprezza: unica defaillance l'eliminazione dalla Champions, ma lui si scalda gia' per il prossimo anno, convinto che Galliani – da mago del mercato qual e' – gli possa offrire i giusti innesti per conquistare anche l'Europa. ''Allegri – dice Berlusconi – mi e' piaciuto dal primo momento che l'ho incontrato. Anche come persona rappresenta bene l'identita' e stile del Milan. Un presidente come me che e' da tempo nel calcio magari puo' avere le sue idee sui singoli momenti delle partita ma non si puo' pretendere che l'allenatore faccia sempre quello che il presidente vuole. Noi ci sentiamo spesso e facciamo lunghe riflessioni al telefono e ci troviamo sempre d'accordo. C'e' sintonia ed e' destinato ad un bel periodo come allenatore del Milan, continuando la classifica di numeri uno come allenatore credo che possa essere il quarto di questa serie dopo Sacchi, Capello ed Ancelotti''.

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