MILANO 7 MAG All'inizio ci ha – MILANO, 7 MAG – All'inizio ci ha pensato soprattutto Ibrahimovic, poi l'opera l'ha proseguita Pato con l'aiuto dei vari Cassano e Robinho, talenti che Massimiliano Allegri ha avuto a disposizione per riportare lo scudetto al Milan dopo sei anni di astinenza. Troppo il tempo passato a guardare i festeggiamenti altrui e quindi, per una volta, vincere in Italia e' diventata la priorita' della stagione per una societa' che ha sempre privilegiato i trofei internazionali. Obiettivo centrato con due giornate di anticipo al termine di un'annata vissuta praticamente sempre da prima in classifica. La doppia campagna acquisti, estiva con Ibrahimovic e Robinho e invernale con Cassano e van Bommel, ha dato ad Allegri quantita' e qualita' per vincere al suo primo anno da allenatore rossonero, senza risentire troppo dei tanti infortuni. Da Inzaghi a Pirlo, da Nesta a Zambrotta, sono numerose le partite che il Milan ha dovuto giocare senza il suo nucleo storico di senatori italiani, ma la rosa allestita da Adriano Galliani ha dimostrato di avere alternative che hanno garantito continuita' di rendimento e di risultati. Allegri, da parte sua, impiega davvero poco a capire di cosa ha bisogno la sua squadra e, soprattutto, di chi puo' fare a meno. L'inizio di campionato chiarisce subito che il 4-3-3 con Ronaldinho che cammina in campo non e' modulo utile a vincere qualcosa e la prima sconfitta della stagione a Cesena e' gia' un punto di svolta: dalle quattro punte della ripresa non arriva neanche un gol e Allegri comprende che il Milan super-offensivo non solo non andra' lontano, ma rischia di fare pessime figure. E allora inizia subito a costruire quell'equilibrio difensivo che e' alla base della sua filosofia di gioco e che fa diventare il reparto arretrato rossonero il migliore del campionato. Poi affronta la questione Ronaldinho: al brasiliano viene concesso ancora un mese ma il Milan continua a faticare. I due pareggi per 1-1 con Catania e Lazio fanno scivolare i rossoneri gia' a 5 punti dall'Inter dopo sole 4 giornate di campionato, dando ai tifosi la sensazione di dover vivere un'altra stagione a inseguire i cugini nerazzurri. Cosi' non e': Ronaldinho si accomoda in panchina prima di finire definitivamente ai margini della squadra, che inizia con il Genoa una striscia di quattro vittorie consecutive interrotta dalla sconfitta interna con la Juve. Ma all'11/a giornata, il Milan batte il Palermo per 3-1 e prende la testa della classifica. E' il 10 novembre e da quel giorno la posizione dei rossoneri non cambia piu': il derby serve a mandare l'Inter a 6 punti grazie all'ennesimo gol di Ibrahimovic e a una difesa che continua a subire pochissime reti. La squadra pero' inizia a perdere pezzi: e' gravissimo l'infortunio al ginocchio di Pippo Inzaghi, Pato accusa una lunga serie di problemi muscolari, Boateng ha la pubalgia e, nell'ultima partita dell'anno persa contro la Roma, Pirlo si procura una lesione ai flessori della coscia. Adriano Galliani decide quindi di tornare a investire, mentre Ronaldinho saluta tutti e dal ritiro invernale di Dubai se ne torna direttamente in Brasile, al Flamengo. Antonio Cassano e' la stella del mercato di gennaio ma Mark van Bommel si rivela innesto utilissimo. Arrivano anche Urby Emanuelson e Nicola Legrottaglie, visto che Zambrotta viene operato al ginocchio, Nesta si fa male alla spalla e Bonera e' sempre infortunato. Il Milan, pero', inizia a rallentare: non perde mai, ma i pareggi contro Udinese, Lecce, Lazio, Genoa alimentano le speranze di rimonta dell'Inter, che sembrano farsi davvero concrete quando, nelle due partite prima del derby di ritorno, i rossoneri fanno un solo punto con Bari e Palermo e perdono Ibra per squalifica. Ad aprile il campionato sembra riaperto. Sembra. Perche' il derby non ha storia: Pato distrugge l'Inter e da' inizio alla striscia di 5 vittorie consecutive che porta il Milan al 18/o scudetto, dopo 200 giorni di corsa solitaria. Allegri fa centro al primo anno da allenatore rossonero, Barbara Berlusconi festeggia nel modo migliore l'esordio come dirigente. E Adriano Galliani puo' ora pensare a tornare a vincere in Europa.
