BEIRUT 14 APR In Siria il ''g – BEIRUT, 14 APR – In Siria il ''giovedi' dei regali'', cosi' come viene ormai chiamato da molti siriani il giorno che precede il venerdi' di mobilitazione anti-regime, e' stato segnato dagli annunci della nascita del nuovo governo e della liberazione di centinaia di prigionieri politici arrestati nell'ultimo mese in varie citta' del Paese. Alla vigilia del ''venerdi' della tenacia'' indetto sui social network dagli attivisti che invitano a tornare in strada, domani, dopo la preghiera comunitaria in moschea per ribadire ''in modo pacifico'' le rivendicazioni di ''liberta''', le citta' di Banias e Latakia, nel nord-ovest della Siria, e di Daraa, a sud, rimangono comunque assediate dall'esercito e presidiate in modo massiccio dalle forze di sicurezza. Stamani erano stati liberati un centinaio di siriani arrestati da domenica a Banias, dove sorge una delle due raffinerie di petrolio del Paese e teatro nei giorni scorsi di manifestazioni anti-regime soffocate dall'intervento di forze di sicurezza e inquinate dalla presenza di ''bande armate''. Secondo l'agenzia ufficiale Sana, per mano di ignoti ''criminali assassini'' un altro soldato dell'esercito siriano e' stato ucciso oggi a Banias, mentre un militare e' rimasto ferito. Sale cosi' a dieci il numero dei membri delle forze armate uccisi in pochi giorni nella regione nord-occidentale. I mezzi d'informazione ufficiali continuano ad attribuire le violenze a ''infiltrati'' pagati e riforniti dal vicino Libano, tanto che anche l'ambasciatore siriano a Beirut ha oggi invocato l'intervento della giustizia libanese. In tal senso non meglio precisate ''fonti della sicurezza libanesi nella valle orientale della Bekaa'' hanno affermato che libanesi e un siriano sono stati arrestati oggi mentre tentavano di entrare in Siria a bordo di un'auto carica di armi. In questo stesso quadro trovano spazio le ''immagini esclusive'', diffuse dalla tv satellitare Dunya, vicina al governo di Damasco, che mostrano ''i cecchini che hanno ucciso nove militari siriani a Banias'' domenica scorsa. Sempre a Banias in mattinata era stato raggiunto un accordo per l'ingresso nel centro abitato dei militari al posto delle forze di sicurezza. L'intesa era stata siglata ieri sera dopo che il raduno di centinaia di donne aveva costretto le autorita' a cedere alle richieste dei locali: ritiro degli agenti in borghese e protezione della cittadinanza da parte dei soldati, liberazione di tutti i prigionieri politici arrestati durante le proteste da sabato, indagine sui membri delle forze di sicurezza colpevoli di crimini contro i civili. La volonta' di contenere il dissenso alla vigilia del venerdi' di preghiera, deve aver indotto il presidente Bashar al Assad a incontrare oggi a Damasco una delegazione di abitanti di Daraa, epicentro meridionale delle proteste e delle conseguenti repressioni (oltre 100 morti secondo fonti umanitarie). Gia' il vice presidente Faruq Sharaa, originario di Daraa, aveva incontrato martedi' i suoi concittadini. Analogo tentativo di placare gli animi era stato compiuto da Assad martedi' con i familiari delle vittime di Duma, sobborgo a nord di Damasco e luogo di arresti indiscriminati e di violenze da parte di agenti del ministero degli interni. Mentre a Homs e' stata piantata ieri una ''tenda della riconciliazione'', protetta da agenti di polizia e sotto la quale si sono riuniti i leader religiosi musulmani e cristiani, i rappresentanti locali del Baath, partito al potere da 48 anni, e i vertici dei Comitati popolari: le famigerate squadre del regime accusate dagli attivisti di aver commesso le violenze piu' efferate contro i manifestanti (16 uccisi a Homs in tre settimane). Poco prima che venisse annunciata in serata la nascita del nuovo governo – guidato da Adel Safar e nel quale spiccano i nuovi ministri dell'Interno, Giustizia, Finanze e Informazione e le conferme di Difesa e Esteri – e' giunta la notizia dell'interruzione, da parte di un centinaio di giovani di Daraa, dell'autostrada internazionale che collega Damasco con Amman a pochi km dal confine con la Giordania. .