ANKARA – L'ambasciatore siriano in Turchia, in dichiarazioni ad una testata turca, ha espresso il disappunto di Damasco per il tono delle critiche di Ankara alla repressione dei moti in Siria, equiparati dal premier turco Recep Tayyip Erdogan alle stragi di Saddam Hussein. ''Cio' che non e' stato molto apprezzato in Siria e' stato il nesso fra cio' che sta succedendo in Siria e quello che avvenne a Halabja'', ha detto al sito Daily News l'ambasciatore Nidal Kabalan riferendosi alla città irachena teatro dell'attacco chimico del 1988 in cui, nella guerra Iran-Iraq, persero la vita circa 5.000 persone. Erdogan una decina di giorni fa aveva citato questo episodio per esortare il presidente siriano Bashar Al Assad alla moderazione nel reprimere la rivolta in Siria. ''Ad Halabja, Saddam Hussein uso' armi chimiche per annientare un'intera popolazione'', ha ricordato l'ambasciatore, sostenendo che ''cio' che sta avvenendo in Siria e' in realta' l'azione di alcune piccole unita' militari che affrontano bande che stanno uccidendo poliziotti''. Kabalan ha spiegato il recente cambio di atteggiamento turco nei confronti dei disordini siriani con la campagna elettorale per le parlamentari del 12 giugno: le elezioni in Turchia, ha detto, ''sono il fattore chiave'' di queste critiche venute dal paese confinante e, da qualche anni, anche amico. Peraltro, dai resoconti su un incontro avuto ieri da Erdogan con l'ambasciatore americano in Turchia, Francis Ricciardone, emerge che il premier turco ha inviato agli Usa il messaggio di dare ad Assad piu' tempo per compiere le riforme, senza subire interventi prematuri dall'esterno: ''Vogliamo una trasformazione liscia e una transizione ordinata'', ha detto una fonte di primo piano del ministero degli Esteri turco al quotidiano Hurriyet.