BEIRUT 6 MAG Proteste antireg – BEIRUT, 6 MAG – Proteste anti-regime, repressione decisa dalle autorita', arresti di dissidenti, morti per lo piu' tra civili: e' la triste sequenza dell'ennesimo – l'ottavo – venerdi' consecutivo di sangue in Siria dall'inizio della mobilitazione senza precedenti contro un sistema al potere da quasi mezzo secolo e dominato dalla famiglia degli Assad e dai clan alawiti suoi alleati. Ed e' proprio l'entourage del presidente l'obiettivo delle sanzioni approvate oggi dall'Ue: i 27 hanno approvato misure restrittive contro 14 personalità della cerchia di Bashar Al Assad, ma non contro il presidente. Rimane percio' la speranza di riforme e dello stop alle violenze, come nelle parole del Segretario di Stato Hillary Clinton che conferma: ''La situazione in Siria è complessa e dolorosa, ma sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme''. Intanto, secondo gli attivisti per i diritti umani sarebbero oltre venti gli uccisi in almeno due citta' del Paese, Homs e Hama, entrambe a nord della capitale, mentre i media governativi parlano di cinque militari uccisi a Homs. Il regime aveva ieri annunciato il ritiro dei carri armati da Daraa, epicentro meridionale da meta' marzo scorso delle proteste e teatro della dura risposta del regime. Testimoni oculari citati dalla stampa e dalle tv panarabe avevano invece affermato stamani che Daraa rimane assediata e che nuovi blindati sono apparsi da ieri sera all'esterno e nel cuore di citta' da settimane in agitazione come Banias, Homs, Latakia. I residenti di Daraa raccontavano inoltre che non meglio precisati cecchini continuano a rimanere sui tetti di alcuni edifici, anche se ''da due giorni hanno smesso di sparare sui passanti''. Le moschee, aggiungono, sono tutte occupate dai militari e, nonostante l'arrivo ieri di un convoglio di viveri e medicinali del Comitato internazionale della Croce Rossa, la citta' continuerebbe a esser privata dei beni di prima necessita'. E mentre gran parte delle citta' del Paese si sono mobilitate oggi contro il regime e in solidarieta' dei martiri – circa 600 in un mese e mezzo di proteste secondo le organizzazioni umanitarie – silenziose sono restate le vie di Daraa, dove la massiccia presenza militare, la minaccia dei cecchini e l'arresto nei giorni scorsi di gran parte della popolazione maschile attiva (dai 20 ai 40 anni di eta') hanno scoraggiato il resto dei residenti. Nel tradizionale giorno della preghiera comunitaria musulmana, ribattezzato ''venerdi' della sfida'' dai social network, a migliaia sono scesi in piazza in quattro diversi quartieri a maggioranza sunnita di Damasco (Salhiye, Midan, Barze, Hayy Qadam), nei sobborghi ''ribelli'' della capitale (Duma, Harasta, Saqba, Zabadani, Daraya, Tall), a Homs (15 uccisi) e Hama (6 uccisi) al centro, a Banias e Latakia sulla costa, a Idlib, Maarrat an Numan, Jisr Ashughur, Raqqa e Bab nel nord, a Qamishli, Amuda, Ayn al Arab nell'estremo nord-est curdo, a Jassem, Enkhel, Dael, Nemer e Tafas nei pressi di Daraa. Voci non confermate hanno riferito di scontri scoppiati nel pomeriggio a Baba Amr, quartiere di Homs, tra forze di sicurezza e soldati di una brigata corazzata che si sarebbero rifiutati di aprire il fuoco contro civili. In serata, la tv di Stato informava dell'uccisione, proprio a Baba Amr, di un ufficiale dell'esercito e di quattro militari dal ''piombo di un gruppo armato criminale''. I loro corpi, scrive l'agenzia ufficiale Sana, sono stati deturpati dagli aggressori. Poco prima erano giunte le notizie dell'arresto da parte delle forze di sicurezza di Riad Seif, noto dissidente ed ex deputato piu' volte in carcere, fermato durante uno dei cortei svoltisi oggi nella capitale. La polizia politica avrebbe invece arrestato, secondo l'Osservatorio per i diritti umani in Siria (Ondus), Muaz Khatib, ex imam della prestigiosa Grande Moschea degli Omayyadi e uno degli shaykh sunniti piu' in vista di Damasco, che nelle scorse settimane aveva pubblicamente chiesto la liberazione di tutti i detenuti politici.
