BEIRUT 10 MAG Il presidente sir – BEIRUT, 10 MAG – Il presidente siriano Bashar al Assad, al potere da 11 anni dopo averlo ereditato dal padre in carica per tre decenni, e' ancora considerato dall'Unione Europea l'interlocutore valido per compiere ''riforme'' nel Paese scosso da quasi due mesi da proteste anti-regime senza precedenti, durante i quali – secondo attivisti e organizzazioni umanitarie – centinaia di civili sono stati uccisi e migliaia sono scomparsi nelle carceri politiche. Il nome del rais Bashar non compare infatti nella lista dei 13 membri del sistema di Damasco colpiti dalle sanzioni restrittive di Bruxelles, entrate in vigore oggi. Tra questi spiccano invece i nomi dei responsabili delle quattro agenzie di controllo e repressione, vera colonna del regime, e quello di Maher al Assad, fratello minore del rais, capo della Guardia repubblicana e della 4/a brigata meccanizzata impiegata, secondo alcune fonti, nella repressione delle proteste nel sud del Paese. Nella lista compare anche Rami Makhluf, influente imprenditore miliardario, cugino del presidente, proprietario, tra l'altro, di una delle compagnie di telefonia cellulare e di una tv satellitare ''indipendente'', da piu' parti indicato come colui che avrebbe in mano i lucrosi affari privati e di Stato gestiti – sostengono i dissidenti – della famiglia presidenziale. Le 13 alte personalita' colpite dalle sanzioni non potranno ricevere visti d'ingresso per l'Ue, vedranno congelati i loro eventuali beni presenti nelle banche dell'Unione. Bruxelles ha inoltre varato l'embargo sul fronte della vendita o la fornitura di armi alla Siria. In una rara intervista concessa alla stampa, il 41enne Makhluf, che dal 2007 e' inserito nella ''lista nera'' del dipartimento del Tesoro Usa per corruzione e finanziamenti illeciti, ha commentato dal suo ufficio di Damasco la notizia delle nuove sanzioni inflittegli: ''Il regime ha a disposizione l'intero governo. Non hanno bisogno di me'', ha detto Makhluf all'inviato del New York Times, a cui e' stato concesso di entrare per poche ore in Siria mentre quasi tutti i giornalisti sono banditi da settimane. Piu' accomodante il parere di Buthayna Shaaban, consigliere presidenziale per l'informazione, riapparsa in pubblico ieri dopo esser scomparsa dai media per settimane. ''Le sanzioni sono un'arma usata contro di noi varie volte'', ha detto in riferimento a quelle gia' inflitte dagli Usa negli anni '80 e, piu' di recente, dall'amministrazione di George W. Bush nel 2004 e rinnovate dal presidente Barack Obama. ''Una volta che la sicurezza sara' ripristinata, tutto si sistemera'. Non rimarremo in questa crisi per sempre'', ha aggiunto la Shaaban. Intanto circolano voci su una fuga della first lady siriana Asma al Assad, che si sarebbe rifugiata a Londra, dove e' nata e cresciuta, scrive oggi la stampa britannica Lo riferisce la stampa britannica. Il tunnel della crisi, almeno per ora, sembra pero' ancora lungo. A Muadamiya, sobborgo meridionale di Damasco, si sono uditi oggi nuovi boati di colpi di arma da fuoco e i testimoni affermano che la strada da e per la capitale e' bloccata. La cittadina e' di fatto isolata da sabato mattina, senza acqua, elettricita' e senza linee telefoniche fisse e cellulari. Scenario analogo nella regione di Daraa, al 14/mo giorno di assedio militare. Secondo attivisti, anche Banias, porto a nord-ovest, e interi quartieri di Homs, a nord di Damasco, sono isolati dal resto del Paese. E carri armati sono stati avvistati stamani anche nei pressi di Hama, tra la capitale e Aleppo. Alcuni residenti di Damasco hanno affermato che da venerdi' i piu' diffusi collegamenti Internet (gestiti anche dalla Syriatel di Makhluf) sono interrotti e che soltanto i pochi privilegiati abbonati alle linee Dsl riescono ad accedere alla Rete.
