Dopo avere sbugiardato il finto sondaggio del “sedicente osservatorio sui diritti del minore”, Alessandro Gilioli, nel suo blog “piovono rane” che cura per il sito del settimanale l’Espresso, confessa e racconta:
La questione dei sondaggi farlocchi mi sta un po’ a cuore, perché in passato ne sono stato complice (oh: questo si chiama outing, o autodafé penitenziale, se preferite).
Era il ‘95 e io ero il numero due del mensile “Class”, dove quasi ogni mese, da tempo, se ne ammanniva uno.
Funzionava così: c’era il giovane boss di una nota agenzia di comunicazione di Milano (che non cito per non prendere una querela, ma gira ancora parecchio sui giornali, nei talk-show in tivù e ultimamente pure sul Web) che voleva promuovere un suo cliente: magari una star dello spettacolo, ma anche uno psicologo, una sessuologa, uno sportivo, insomma un semi Vip o Vip che lo pagava apposta per gestirgli l’immagine.
Bene, il promoter in questione veniva e ci offriva il pacchetto tutto compreso: fotografie d’autore del Vip o semi Vip (di solito in casa sua), un’intervista “sul privato” e un “sondaggio”. Da quest’ultimo il Vip o semi Vip emergeva sempre come vincitore: tipo la più amata dai cinquantenni, il volto televisivo dell’autunno, il medico che rassicura di più le mamme, l’amico con cui vorremmo andare in vacanza e così via.
Ovviamente il sondaggio in questione non era mai stato fatto. Zero, nada. Tutto inventato, tutto farlocco. Il mensile ci guadagnava una decina di pagine a costo zero – e buoni rapporti con il promoter che veniva sempre utile in altri casi, magari per qualche comparsata televisiva in cui si parlava del sondaggio stesso. Il Vip o semi Vip veniva lanciato per bene. Il lettore buggerato.
Sono rimasto in quel giornale meno di cinque mesi, ma mi prendo le mie responsabilità per quei cinque mesi di bufale.