ROMA 20 MAG ''Ascolteremo il – ROMA, 20 MAG – ''Ascolteremo il parere della gente''. Al terzo giorno di polemiche, il sindaco Gianni Alemanno cede alle proteste dei romani sulla statua di Giovanni Paolo II inaugurata davanti alla stazione Termini. Un'opera che avrebbe dovuto essere il coronamento delle celebrazioni per la beatificazione. E invece si e' rivelata in breve tempo un collettore di stroncature come non se ne ricordano dalla comparsa della teca di Meier, tanto odiata dal sindaco. ''Se il giudizio della gente non sara' positivo, dei cambiamenti potranno essere fatti'', concede adesso Alemanno, che prepara una consultazione sulla statua. Mentre continuano a pervenirgli da ogni parte richieste di rimozione. Subito. ''Non sta al sindaco di Roma fare il critico artistico'', dice Alemanno, che glissa cosi' sul suo personale giudizio sull'opera. Difende, certo, l'idea di voler rappresentare ''un simbolo di accoglienza e protezione'', davanti alla stazione che Roma ha dedicato a Papa Wojtyla. Ma poi si rimette al giudizio dei romani, con quello che dovrebbe essere un sondaggio on-line (meno probabile l'ipotesi di un referendum). E si tira fuori da ogni responsabilita': ''La statua e' stata scelta in base a un'istruttoria fatta dalla sovrintendenza comunale che ha coinvolto tutti i pareri piu' autorevoli, incluso il ministero e le autorita' religiose, in un percorso ben scandito e indipendente da decisioni politiche''. Non casuale il riferimento alle autorita' religiose, all'indomani dell'articolo al vetriolo contro l'opera comparso sulle pagine dell'Osservatore romano. Oggi il direttore Gian Maria Vian nega si sia trattato di una stroncatura o di un attacco al Campidoglio: ''un contributo al dibattito sul piano culturale'', lo definisce. Ma le perplessita' espresse nell'articolo di ieri, in cui si parlava di una scarsa rispondenza dell'opera ai bozzetti visionati Oltretevere, fanno il paio con quelle che emergono dalle stanze del Ministero dei beni culturali. ''Il comitato tecnico di settore del Mibac'', spiega il sottosegretario Francesco Giro, ''ha dato il via libera perche' non se l'e' sentita di censurare'' la statua dedicata al Papa nell'anno della beatificazione. ''Ma qualche perplessita' era emersa''. E tra l'altro ci si era chiesti perche' non si fosse aperto un ''concorso di idee'' per l'opera. ''Le carte sono a posto. E il lavoro e' un lavoro giusto'', difende la statua il sovrintendente di Roma, Umberto Broccoli. Ma la sua e' una voce isolata. Perche' mentre anche i Papaboys definiscono ''incomprensibile'' l'opera, lo stesso Giro la stronca senza appello: ''brutta'', ''infelice'', ''sfuggente a ogni canone estetico'', ''peggio della teca di Meier''. ''Rimuoviamola subito'', senza neanche aspettare il referendum del sindaco, invoca il sottosegretario. E, dopo essere andato a vedere la statua, si premura di vergare in una nota la sua contrarieta' a un'opera che ''non fa onore alla citta' di Roma'' anche Pier Ferdinando Casini, che suggerisce al sindaco di spostarla altrove, promuovendo un nuovo concorso. Intanto, pero', c'e' chi, come l'Aduc, si preoccupa che l'ampia cavita' della statua possa diventare un ''rifugio per barboni''. O, dice sornione Giro, ''un luogo per fare cose poco commendevoli''.