Il riconoscimento avviene grazie alle persone che accorrono sul posto. Momenti di fortissima tensione: una folla di extracomunitari aggredisce le forze dell’ordine. Calci, pugni, spintoni, si ribalta un cassonetto dell’immondizia, insulti, maledizioni al grido di "italiani tutti bastardi".
Qualcuno però collabora: testimoni raccontano alla polizia di aver visto un’auto dotata di lampeggiante, con quattro persone a bordo: i sicari avrebbero indossato dei giubbotti con la scritta carabinieri. In nottata viene ritrovata un’auto bruciata, fra Nola e Villa Literno, quasi irriconoscibile. Obiettivo del commando erano certamente i tre uomini all’interno di un negozio – "Ob Ob exotic fashions" c’è scritto all’ingresso – al civico 1083: rivoli di sangue scorrono fra le macchine da cucire di una piccola sartoria a soqquadro, piena di stoffe e cotone colorato.
Restano sotto i colpi anche un giovane a bordo di un’auto – non ha avuto neanche il tempo di levarsi la cintura di sicurezza – e un altro africano freddato a pochi passi dalla vettura. In ospedale le ambulanze accompagnano altri due immigrati ricoverati in gravi condizioni.
Sul posto arriva il coordinatore della DDA di Napoli Franco Roberti; la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, è praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri più in là inizia il comune di Napoli: la strage è avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari – per lo più nigeriani e ghanesi – che portano avanti una fiorente attività di spaccio.
Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l’attrito fra extracomunitari e criminalità organizzata. Un mese fa c’era stato un primo avvertimento, raccontano gli investigatori: al vicequestore Luigi del Gaudio vengono in mente gli spari contro l’abitazione di un nigeriano conosciuto come Teddy. Tutto quello che è accaduto fra ieri sera e stanotte, però, nel Casertano, a molti sembra inedito; la strage di San Gennaro, nella terra di Gomorra, non ha precedenti.