BOLOGNA, 29 APR – Il dopo-B secondo Marco Travaglio inizia dal ”finalmente!” con cui, Indro Montanelli, ‘festeggio” sulle colonne della Voce la fine del primo governo Berlusconi. E continua con il (consueto) riassunto incalzante ed ironico di quello che e’ successo in Italia dal momento in cui l’editore tanto amato dal giornalista di Fucecchio, ha deciso di dedicarsi alla politica. Ha debuttato al teatro delle Celebrazioni di Bologna, il nuovo spettacolo di e con Marco Travaglio, ‘Anestesia Totale’. Sul palco con lui l’attrice Isabella Ferrari. Entra in scena e la prima battuta (”Finalmente e’ finita”) resta a mezz’aria per quasi un minuto: tanto dura l’applauso che i 966 spettatori (su 966 posti) hanno tributato al vicedirettore del Fatto quotidiano. Finita la celebrazione, inizia lo spettacolo: il monologo di Travaglio tocca i pezzi forti del suo repertorio, dal ‘panino’ di Mimun al Tg1 di Minzolini (con tanto di antologia di titoli declamata su una base dance con la voce di Isabella Ferrari modificata come fosse un dj) passando per le polemiche che seguirono il suo intervento da Fazio dopo l’ elezione di Schifani, l”eroe Mangano’ secondo Dell’Utri, i costi della politica, il Bunga Bunga e molto altro. Il tutto inframmezzato dalle musica dal vivo (viola ed elettronica) di Valentino Corvino e dalle letture di pezzi di Montanelli (non solo l’ultimo, anti berlusconiano, ma anche lo storico inviato che raccontava i ‘fatti’ di Ungheria del ’56) da parte della Ferrari. Montanelli, ‘il piu” grande di tutti noi che ci manca da dieci anni’ (Travaglio), uno spettro evocato e aleggiante, riportato in scena dalle registrazioni di vecchie interviste del giornalista suggestivamente calate sugli spettatori. Il pubblico conosce quasi tutto (c’e’ chi anticipa i finali delle battute o dei dati) ma gradisce e ride e applaude e ride. Tante (forse troppe) le citazioni, da Orwell a Longanesi, da Manzoni a Pinocchio. E Saramago e Goldoni e Valery e Trilussa. E lo schema, non si distacca troppo dagli interventi di Travaglio ad Annozero. Manca solo il richiamo all’immediato quotidiano e la narrazione va piu’ a fondo, affondando alle radici, del berlusconismo. Per fornire ”l’antidoto a questa anestesia totale”. Perche’, sostiene il giornalista, il dopo Berlusconi, se le cose non cambiano, rischia di essere ancora peggio. Minimale la scenografia: una panchina e un’edicola di giornali dalla quale la Ferrari strappa via via i quotidiani fino a riempirne il palcoscenico. Berlusconi non doveva mai essere nominato. Ma a Travaglio, almeno una volta, quel nome gli scappa.
