Un bambino nato tetraplegico, un errore dei medici, il dolore dei genitori e ora la sentenza di risarcimento. È la storia di una coppia veneziana che ha lottato per anni perché venisse riconosciuta la responsabilità del reparto ostetricia-ginecologia dell’ospedale civile di Venezia nella patologia del figlio.
Il giudice Roberto Simone, del Tribunale civile di Venezia, ha condannato la Ulss Veneziana è stata condannata a pagare oltre tre milioni di euro a titolo di danno patrimoniale e morale ai familiari del piccolo, oltre a quasi 60 mila euro di spese legali.
La causa era iniziata nel marzo del 2004, quattro anni dopo la nascita del bambino. Alla quarantesima settimana di gravidanza, la futura mamma era stata ricoverata con diagnosi di “rottura delle membrane”. I medici decisero di intervenire artificialmente alla rottura delle membrane, di procedere al parto perché il feto aveva problemi di respirazione. In seguito all’operazione la donna venne trasferita all’ospedale di Padova, per il neonato la diagnosi era di “sindrome asfittica perinatale”, causa della tetraparesi spastica.
Dopo diverse consulenze tecniche il giudice ha stabilito «l’inadeguatezza dell’operato del personale. Appare evidente come la condotta del personale (…) si sia discostato dal parametro della diligenza in senso oggettivo e da questa sia derivato un esito diverso da quello che ragionevolmente ci si sarebbe potuti attendere», si legge nella sentenza.
