Truffe: entravano in società per farle fallire, 13 arresti

ROMA 04 MAG Un sistema di tru – ROMA, 04 MAG – Un sistema di truffe che fatturava milioni di euro e mandava in 'cancrena' le aziende dove riuscivano ad infiltrarsi: cannibalizzavano le societa' del Lazio e della Campania dopo averle ridotte al fallimento, entrando nei consigli di amministrazione. Sono tredici le persone arrestate dagli agenti dalla polizia e accusate di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, estorsione, truffa aggravata, ricettazione e circonvenzione di incapace. L'operazione e' stata compiuta agenti del commissariato di Tivoli, vicino a Roma, in collaborazione con la squadra mobile di Avellino e alcuni commissariati dislocati sul territorio campano. L'organizzazione criminale agiva tra Guidonia, Napoli ed Avellino. La banda, guidata da due fratelli campani e dalla compagna di uno di questi, prendeva contatti con attivita' in difficolta' economica e, approfittando della disperazione dei titolari, assicurava di rimettere in sesto i loro conti. Ma una volta intestati i beni, prosciugava le societa' lasciandone fallire almeno sei. Con i guadagni il gruppo creava societa' fantasma, almeno sette quelle accertate, con le quali ordinava grossi quantitativi di merce che si faceva consegnare in depositi da loro gestiti senza pagare, con fatture false o lasciando piccoli acconti. Settanta le aziende truffate, per un giro d'affari complessivo di circa tre milioni di euro. Frigo, televisori, mobili e attrezzature per centri benessere venivano poi rivenduti via internet o tramite una rete di contatti. L'intero giro di affari, una vera e propria macchina da soldi che aveva prodotto tre milioni di euro finora, viaggiava su due binari: la bancarotta delle societa' acquisite e la rivendita della merce acquistata e mai pagata da altre aziende, attraverso le ordinazioni delle sette societa' fantasma. Truffatori professionisti, ma anche dalla goffaggine a tratti comica. L'operazione ''Malafemmina'' e' stata infatti ispirata all'intercettazione di una telefonata tra i componenti della banda, che ricordava la scena di un omonimo film in cui Toto' e Peppino scrivevano una lettera. Allo stesso modo i malviventi effettuavano ordini scrivendo lettere poco comprensibili, ma efficaci per i loro guadagni.

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