I giornali sono un tripudio di orgoglio per una notizia che dovrebbe farci piangere: due medici italiani, Antonio Iavarone e Anna Lasorella, corpi estranei del nostro sistema universitario per le baronie che lo controllano, dopo dieci anni di lavoro in America hanno fatto una importante scoperta utile per la cura del cancro.
La notizia mette in moto dichiarazioni di orgoglio nazionale. Colpisce una in particolare, per certi versi commovente: la provincia di Benevento è orgogliosa per il successo di Iavarone, che è un concittadino. Il pdl locale ci mette sopra il cappello: “Quando la politica punta sul merito, difficilmente sbaglia obiettivo”. Affascinante la interpretazione delle ragioni per cui i due scienziati sono anmdati in America. Dice il pdl di Beneventi che sono stati ” “costretti” a emigrare negli Usa per mostrare al mondo intero le capacità degli italiani”.
Ma l’orgoglio sannita non si ferma qui. Il sottosegretario Pasquale Viespoli e il presidente della provincia Carmine Nardone ricordano al mondo che nel gruppo di lavoro di Iavarone e Lasorella c’erano anche dei borsisti della locale università, e questa volta non per ribellione ma in base a un regolare protocollo d’intesa del 2005.
Dopo tanti trionfi, anche al pdl di Benevento un pensiero amaro viene: la vicenda “dimostra quanto sia importante puntare sulla ricerca e sganciare la sanità e il mondo accademico dall’invadenza della politica e dalle baronie paralizzanti”.
L’università italiana è quella che tutti conoscono, stremata da anni di rivoluzione permanente, mentre tutto si fermava, tranne i giochi di potere di tutte le baronie.Chi può manda i figli a studiare all’estero, chi vuole insegnare e non ce la fa a inserirsi nelle cordate politiche, di affiliazione, di filiazione, non può che cercare uno sbocco all’estero.
Enormi sono le colpe dei governi che si sono succeduti in Italia dal dopoguerra, con le leggi sbagliate, i fondi tagliati. Ma l’università italiana è dominata, oggi come ieri, da un ristretto numero di professori, ai quali non importa molto di quel che succede, e forse nemmeno per cattiveria, forse solo perché non ce la fanno a capire. La fede politica non fa la differenza, un ex sessantottino e un reazionario fottuto sono uguali nel fare danno. Chiusi nella loro visione parrocchiale, interessati solo ai fondi governativi, alle cattedre, alle alleanze e anche ai titoli, ai premi, alle consulenze, non si preoccupano che di quello.
I bei discorsi servono a poco e la situazione è ormai irrimediabile. Il cambiamento non dipende dalla volontà dei singoli, dipende da un sistema in avvitamento.
Forse ormai è troppo tardi per fermarlo.
