ANKARA – Di fronte a un nuovo sondaggio che conferma come il partito del premier turco Recep Tayyip Erdogan sia destinato a vincere le elezioni parlamentari del 12 giugno ottenendo un terzo mandato, due autorevoli analisti ribadiscono che rilevanti per il futuro del paese sono la prestazioni di altre due forze politiche che potrebbero consentire o impedire riforme costituzionali senza trattative in Turchia. In linea praticamente con tutte le altre rilevazioni, un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano Aksam attribuisce alla formazione conservatrice e islamico moderata (Akp) di Erdogan un 43,5 dei consensi, con un netto margine di vantaggio sul primo partito di opposizione, i socialdemocratici del Chp accreditati di un 28,0%. Terza forza si confermano i nazionalisti dell'Mhp, con un 11,8% che dovrebbe dunque consentire loro di superare l'altissima soglia di sbarramento turca, che e' del 10%. Ed e' proprio questa peculiarita' del sistema elettorale turco ad essere al centro dell'analisi fatta oggi sul sito del quotidiano Hurriyet da due analisti del Washington Istitute che si interrogano sulla promessa di Erdogan di dotare il paese di una nuova costituzione che rimpiazzi quella, giudicata comunumente datata e illiberale, scritta nel 1982 dopo un colpo di stato militare. Per varare la nuova Carta fondamentale senza dover contrattare con l'opposizione, l'Akp ha bisogno di una ''supermaggioranza'' costituzionale di due terzi dei seggi (367 su 550 disponibili). Il raggiumento di questo obiettivo, argomentano gli analisti Soner Cagaptay e Hale Arifagaoglu illustrando vari scenari, dipende da ''tre questioni'': se i nazionalisti dell'Mhp, alle prese con uno scandalo a luci rosse, superereanno la soglia del 10%; se, qualora cio avvenisse, i socialdemocratici del Chp scenderanno sotto il 27; infine, qualora i nazionalisti entrassero in parlamento, se il Chp riuscira' a superare quota 23% togliendo la ''supermaggioranza ad Erdogan.