ROMA 29 APR Unicredit tiene – ROMA, 29 APR – Unicredit tiene il punto e non fara' aumenti di capitale, almeno fino a quando il Comitato di Basilea e l'Fsb stabiliranno a fine anno se rientrera' o meno fra le banche 'sistemiche', per le quali l'asticella del patrimonio minimo e' fissata piu' in alto, al 10% del Core Tier1. L'ad del gruppo, Federico Ghizzoni, lo ribadisce piu' e piu' volte ai soci riuniti in assemblea per l'approvazione del bilancio 2010 e la distribuzione del dividendo, punti che riscuotono il via libera a stragrande maggioranza. All'appuntamento manca l'ex governatore della banca centrale libica Farhat Bengdara (ieri presente al cda). Nell'azionariato le quote di Tripoli (pari al 7,5% del capitale) sono peraltro congelate, la Cariverona lima la quota dal 4,6 al 4,2% Mentre tutte le principali rivali italiane, sotto pressione del mercato e delle autorita', hanno varato operazioni di aumento di capitale per innalzare i loro livelli di patrimonio, il gruppo di Piazza Cordusio resiste quindi alle indicazioni e ribadisce che il core tier1 che superera' l'8,58% nel primo trimestre e' adeguato e in continuo rafforzamento da due anni. ''Prendere una decisione e' poco prudente, meglio aspettare e poi valutare il da farsi'' spiega Ghizzoni. L'ad ricorda come peraltro i soci libici, i cui capitali ''abbiamo accettato volentieri in passato'', nel caso di un ipotetico aumento di capitale non potrebbero esercitare i diritti di opzione viste le sanzioni Onu e Ue. Tuttavia il gruppo e' in grado di attrarre capitali anche senza di loro, rimarca. Il presidente Dieter Rampl ricostruisce poi la vicenda dell'uscita di Alessandro Profumo nel settembre 2010. Rampl spiega che erano ''maturi i tempi per concedere la fiducia a un altro amministratore delegato'' e cambiare la leadership. Ricorda le tensioni sulla governance, la differenza di vedute e i risultati che si erano deteriorati. In questo contesto gia' compromesso arriva l'aumento a sorpresa delle quote libiche: ''sarebbe stato importante per noi sapere tempestivamente l'aumento della partecipazione degli azionisti libici'' aggiunge facendo capire come la vicenda non sia il motivo principale. All'epoca Profumo si difese dicendo che i libici avevano preso la decisione in maniera autonoma, mentre Tripoli disse che Rampl era stato informato. A quel punto l'uscita di Profumo riscuote ''un largo consenso'', aggiunge Rampl e si opta per una risoluzione consensuale (la buonuscita di 36,5 milioni piu' 1,5 milioni di non concorrenza), soluzione peraltro piu' economica di una unilaterale che avrebbe visto la banca pagare al manager 36 mensilita', l'indennita' di mancato preavviso piu' la monetizzazione degli incentivi. Ghizzoni affronta poi tempi legati all'operativita' del gruppo che si concentrera' sul punto piu' critico della sua gestione: la scarsa redditivita' delle attivita' italiane a fronte di una Europa centrale e orientale in progresso. Per questo Ghizzoni ''guarda con un certo ottimismo al 2011 e agli anni che abbiamo di fronte'', in presenza peraltro di un ''ambiente macroeconomico che continua a essere complesso''.