L’Unità ha bisogno di nuovi capitali. E Renato Soru non intende mettere mano al portafogli ancora una volta. A prospettare un futuro preoccupante per il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è il Riformista che, lo scorso 23 maggio, ha riportato la notizia che il patron di Tiscali avrebbe già deciso di portare i libri in tribunale per richiedere il fallimento del giornale, se entro i primi giorni di giugno non si faranno avanti nuovi investitori.
L’avvertimento di un probabile approdo alla procedura fallimentare Soru l’aveva già fatto nel corso dell’ultimo consiglio d’amministrazione. Quanto serve all’Unità per rilanciarsi sul mercato? A quanto scrive Tommaso Labate, almeno quattro milioni. Il rischio che il quotidiano diretto da Concita de Gregorio possa subire contraccolpi così gravi a ridosso delle elezioni europee preoccupa non poco i vertici del Partito democratico.
E un’altra forte paura riguarda i dettagli del piano di ristrutturazione che a suo tempo il nuovo editore aveva presentato: un ambizioso progetto tarato, però, su un obiettivo di vendite fissato a 50mila copie. Il pericolo è che, nel caso in cui il traguardo minimo non venga raggiunto, l’Unità debba rinunciare ad alcune delle sue firme più prestigiose (che magari potrebbero subire il fascino del nuovo progetto editoriale de Il Fatto, diretto da Antonio Padellaro).
Alla ricerca, dunque, di nuovi soci. I due nomi che si fanno con più insistenza sono Marialina Marcucci, l’ex azionista di maggioranza e Raffaele Ranucci, l’imprenditore romano senatore del Pd, che starebbe lavorando per formare una piccola “cordata” pronta a rilevare il giornale.
*Scuola di Giornalismo Luiss
