Veneto sott'acqua, nuova emergenza vecchi problemi ambientali

Torino – "Non è facile ricostruire in poco tempo quello che l'incuria e la mancanza di fondi finalizzati alle opere di difesa hanno contribuito ad abbattere, ma è evidente che nel nostro Paese dai disastri ambientali non si impara mai niente". Lo scrive questa mattina sul 'Corriere della sera', Giangiacomo Schiavi, a proposito di quanto accaduto in Veneto dopo un giorno di intensa pioggia. Sullo sfondo, l'alluvione del novembre 2010, che causò 3 morti, più di 3mila sfollati e danni per milioni di euro. La Regione è tornata sott'acqua, con i fiumi fuori dagli argini, decine di persone evacuate, allarmi e nuove (e vecchie) paure. Dalle pagine del quotidiano, Schiavi chiede "come sono stati spesi i fondi stanziati per l'alluvione, quei 300 milioni che il governo ha messo a disposizione del governatore Zaia per ingabbiare i fiumi o creare i bacini di sfogo?". Il sindaco di Vicenza, Achille Variati, dichiara al Corriere che "i lavori per la costruzione del bacino di laminazione, che offrirebbe una valvola di sfogo alla forza del fiume Bacchiglione, non sono ancora partiti. Ci sono problemi di natura burocratica che in Regione non sono riusciti a sbloccare". Eppure le responsabilità non possono ricadere, secondo Schiavi, soltanto sulle Regioni, ma "sono necessari un coordinamento, una pianificazione e anche una sensibilità ambientale che purtroppo oggi latita in Italia. Senza essere ingenerosi con gli uomini che in questi giorni si danno da fare per evitare danni maggiori alle persone e alle cose, nella tutela delle risorse continuiamo a essere il Paese delle toppe e dei rattoppi".

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