VENEZIA – Gli strumenti parlano chiaro: la facciata di Palazzo Ducale che si affaccia sul molo del Bacino di San Marco ha delle oscillazioni orizzontali che toccano i due millimetri. A dirlo e' una relazione riferita ad una serie di monitoraggi presentata dal professor Salvatore Russo, responsabile scientifico del Laboratorio di Scienza delle Costruzioni dell'Iuav, nel corso di un convegno; un dato che per il docente – come riporta La Nuova Venezia – richiederebbe ulteriori approfondimenti, pur senza ''inutili allarmismi''. L'oscillazione della facciata, comunque, potrebbe rientrare a pieno titolo in quel rapporto di ''elasticita' e non rigidita''' che fin dalle origini sembra governare la tecnica costruttiva nella citta' lagunare, di cui esperti hanno discusso ieri e oggi a Venezia. ''Elasticita' e non rigidita' – ricorda la sovrintendente Renata Codello – sono il 'principio principe' di Venezia; quello che la rende una citta' anomala rispetto alle comuni regole della scienza delle costruzioni''. A dirla in termini un po' grossolani, se a Venezia fossero state applicate certe regole costruttive, con utilizzo di materiali particolarmente 'rigidi' forse la citta' non starebbe in piedi. A sentire la campana di chi conosce la citta' lagunare e la sua storia in profondita', gli stessi ponti, tra cui quello di Rialto, sono una sorta di miracolo che ha saputo unire tecnica costruttiva e conoscenza delle caratteristiche tecniche dei terreni dove si operava. Fin dalle prime costruzioni – e' stato evidenziato – unica citta' al mondo, Venezia ha avuto come obiettivo la sua sopravvivenza fisica; che non e' solo legata alle acque alte, che c'erano gia' nel '300, ma proprio al fatto che case, palazzi e chiese dovevano stare su. ''Gli edifici a Venezia – sottolinea la sovrintendente – venivano costruiti in diversi decenni e questo serviva a far si' che un terreno cosi' particolare, come quello lagunare, si adeguasse al nuovo carico''.