Via Poma, i giudici: Busco per quel giorno non ha alcun alibi

Roma – "Raniero Busco tra le 16 e le 19,45 del 7 agosto del 1990, giorno in cui fu uccisa la fidanzata Simonetta Cesaroni, deve ritenersi privo di alibi". Questo un passaggio fondamentale delle motivazioni della sentenza con cui la III corte d'Assise ha condannato Busco 24 anni di reclusione proprio per l'uccisione della ragazza. Tra le versioni fornite quella di essere stato a lavorare nel garage di casa fino alle 18 e poi al al bar Portici, luogo di ritrovo della sua comitiva.""Non solo Busco ha contribuito alla preordinazione dei proprio falsi alibi – si legge nella sentenza – ma in precedenza aveva cercato di indirizzare i sospetti contro alcuni suoi amici della comitiva Bar Portici".

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