CITTA' DEL VATICANO 30 APR ''Ero malata e s – CITTA' DEL VATICANO, 30 APR – ''Ero malata e sono guarita''. Cosi' suor Marie Simon-Pierre, la suora francese la cui guarigione dal Parkinson, giudicata inspiegabile dai medici, ha aperto la strada alla beatificazione di Giovanni Paolo II, inizia la sua testimonianza sul presunto miracolo, ricevuto per intercessione del Papa polacco. ''Soffrivo del morbo di Parkinson dal 2001 – dice la religiosa delle Piccole Suore delle Maternita' Cattoliche in una testimonianza diffusa dalla sua Congregazione -. Ero ancora giovane, avevo solo 40 anni. Dopo la diagnosi, avevo molta difficolta' a guardare papa Giovanni Paolo II in televisione. Egli mi rinviava l'immagine della mia stessa malattia''. Lei continuava a sentirsi vicina al Papa malato, ammirando ''la sua umilta', la sua forza, il suo coraggio, il suo esempio e la sua testimonianza di completa dimenticanza della sua persona per dedicarsi al suo ministero''. ''Alla sua morte – spiega la suora, che vive e opera a Aix-en-Provence -, ho sentito un grande vuoto, la sensazione di chi perde un amico, una persona cara, qualcuno che mi comprendeva''. E i segni clinici del Parkinson si sono aggravati proprio nelle settimane seguenti alla morte di Wojtyla. ''Nel pomeriggio del 2 giugno – racconta ancora la religiosa – ho chiesto alla Superiora suor Marie Thomas di trovare un'altra suora che si assumesse la responsabilita' del servizio delle Maternita' Cattoliche, essendo io priva di forze, sfinita''. La superiora le chiese pero' ''di attendere il ritorno dal pellegrinaggio a Lourdes che avrei fatto in agosto, ricordandomi che tutte le Comunita' pregavano per invocare la mia guarigione per intercessione di Giovanni Paolo II''. La superiora aggiunse: ''Giovanni Paolo II non ha detto l'ultima parola''. ''Mi chiese di scrivere il suo nome quando non potevo piu' scrivere – ricorda suor Marie Simon-Pierre -. Poiche' insisteva, dopo la terza volta, ho scritto il nome di Giovanni Paolo II. Davanti alla mia calligrafia cosi' poco leggibile, siamo rimaste insieme per un lungo tempo a pregare''. Il calvario della piccola suora, mentre le consorelle continuavano la ''novena'' per invocarne la guarigione, era destinato a finire. ''Sono guarita nella notte dal 2 al 3 giugno 2005 – racconta ora -. Nella notte mi sono alzata con un balzo e sono scesa all'oratorio della Casa della Comunita' per pregare davanti al Santissimo Sacramento. Una grande pace mi aveva invaso, una sensazione di benessere''. Dopo aver meditato ''i misteri luminosi del Rosario'', quelli introdotti proprio da papa Wojtyla, ''sono rimasta raccolta in preghiera fino alle 6, poi ho raggiunto la Comunita' nella Cappella per il tempo di preghiera''. ''Dovevo percorrere circa 50 metri – spiuga ancora la religiosa -. Mi accorsi allora, mentre camminavo, che il mio braccio sinistro che era come morto a causa della malattia, ricominciava a muoversi. Nel contempo provai una leggerezza in tutto il corpo, un'agilita' che non provavo piu' da tanto tempo''. Poi, durante la messa del mattino, ''fui pervasa da grande pace e da grande gioia''. Era il 3 giugno. ''All'uscita della messa, sono convinta di essere guarita'', dice suor Marie. ''La mia mano sinistra – sono mancina – non trema piu'. Il mio viso e' trasformato. Ricomincio a scrivere e a mezzogiorno interrompo di colpo tutte le terapie. Nel pomeriggio metto al corrente la superiora e non diciamo niente fino al 7 giugno''. Poi, in quel giorno, ''come previsto, mi reco dal neurologo che constata con grande stupore la sparizione totale di tutti i segni clinici, fatica a comprendere il mio stato, mentre sono cinque giorni che non assumo piu' farmaci''. La Comunita' manterra' il silenzio su quanto accaduto per due anni, fino alla testimonianza per la causa di beatificazione di Wojtyla. ''La mia guarigione – spiega la suora – era prima di tutto il risultato della preghiera di tutta una famiglia religiosa, un miracolo di fede''. Ora suor Marie Simon-Pierre e' sempre in piena attivita' al servizio della vita che nasce, tra le madri e i neonati. ''Sono sei anni che non assumo piu' farmaci'', e quello vissuto ''per l'intercessione di Giovanni Paolo II e' un grande mistero, difficile da spiegare a parole''. ''Ad oggi, questo mistero rimane e mi sento piccolissima davanti a una tale grazie – osserva ancora la religiosa -, ma niente e' impossibile a Dio''. E conclude: ''e' come una seconda nascita, una nuova vita''.