ROMA – Decine di migliaia di persone sono di nuovo scese in piazza oggi in varie citta' dello Yemen per chiedere ad Ali Abdallah Saleh di andarsene, ma il presidente yemenita, parlando alla Bbc il giorno dopo aver asseritamente accettato un compromesso per lasciare il potere, ha mandato un chiaro messaggio: qualsiasi transizione deve farsi attraverso le urne, seguendo le regole costituzionali, e il potere non deve essere trasferito a chi sta tentando un ''colpo di Stato''. Almeno due manifestanti sono stati uccisi oggi dalle forze di sicurezza yemenite in due citta', Ibb e Al Baidah, a sud della capitale Sanaa. Centinaia di altre sono rimaste ferite e intossicate dai gas lacrimogeni in proteste in altre citta', da Mukalla, nel sud est, a Hudayda, nel sud ovest, passando per Taiz, sempre nel sud, dove una donna e' stata uccisa da una pallottola vagante mentre era sul balcone di casa. Testimoni citati dal sito internet della tv Al Arabiya hanno riferito che a Hudayda le truppe della Guardia Repubblicana erano guidate da uno dei figli di Saleh, Ahmed. I dimostranti – che in alcuni casi hanno anche innalzato bandiere del Bahrein, per solidarieta' con le proteste nel piccolo regno del Golfo – oltre che chiedere l'allontanamento ''immediato'' di Saleh, al potere da 32 anni, hanno anche urlato il loro rifiuto del compromesso avanzato dai mediatori del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), che pure era stato parzialmente accettato dall'opposizione politica: la proposta dei sei Paesi (Arabia saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein, Emirati arabi uniti, Oman) prevede che Saleh, in cambio dell'immunita', lasci la presidenza entro un mese dalla firma di un accordo con l'opposizione. I poteri dovrebbero passare al vicepresidente Abdrabuh Mansur Hadi. Prima di dimettersi Saleh dovrebbe affidare a uno dei leader dell'opposizione l'incarico di formare un nuovo governo di unita' nazionale, che dovra' a sua volta indire elezioni presidenziali nei due mesi successivi. Sabato sera il partito al potere con Saleh, il Congresso Popolare, aveva annunciato di avere informato il Ccg di essere d'accordo, innescando aspettative che la crisi, costata oltre 120 morti in due mesi, fosse a una svolta. L'opposizione aveva accettato il piano in linea di massima, ma precisando di essere contraria su due punti: l'impunita' per Saleh e famiglia e la partecipazione a un governo di unita' nazionale. Neppure 48 ore dopo, lo stesso Saleh pare essere di nuovo arroccato su posizioni intransigenti: ''Dagli Stati Uniti e dall'Europa mi incitate a passare il potere'', ha affermato alla Bbc, ''ma a chi dovrei trasferirlo? A coloro che stanno tentando un colpo di Stato? No, lo faremo tramite urne e referendum. Inviteremo osservatori internazionali a controllare''. ''Noi – ha sottolineato – rispettiamo la legittimita' costituzionale e non accettiamo il caos''. Il presidente ha giocato di nuovo la carta di Al Qaida, sostenendo che la rete di Osama bin Laden gia' si e' infiltrata tra gli oppositori al suo regime. ''Perche' – ha chiesto – l'Occidente non si occupa di questo e delle sue pericolose future conseguenze?''.
