AFPREUTERS) SANAA 27 -AFP-REUTERS) – SANAA, 27 APR – Almeno dodici morti e oltre 130 feriti: e' il bilancio, destinato ad aggravarsi, del pugno di ferro adoperato dal regime yemenita per reprimere l'ennesima manifestazione che oggi a Sanaa invocava l' ''immediato'' allontanamento del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere in Yemen da 32 anni. Le forze di sicurezza e i militari del regime hanno aperto il fuoco per disperdere i manifestanti che stavano marciando in un quartiere nord della capitale. Erano decine di migliaia i dimostranti che protestavano contro il regime e contro il piano avanzato dai mediatori del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), che pure e' stato parzialmente accettato dall'opposizione politica ed e' sostenuto da Italia e Francia: la proposta dei sei Paesi (Arabia saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Oman) prevede che Saleh, in cambio dell'immunita', lasci la presidenza entro un mese dalla firma di un accordo con l'opposizione. Prima di dimettersi Saleh dovrebbe affidare ad uno dei leader dell'opposizione l'incarico di formare un nuovo governo di unita' nazionale, che dovra' a sua volta indire elezioni presidenziali nei due mesi successivi. Cio' che non sta bene ai manifestanti e' che al controverso presidente yemenita sia garantita' l'impunita'. I dimostranti stavano marciando e intonando slogan sull'avenue Sittine, la strada che conduce all'aeroporto di Sanaa, quando le forze di sicurezza fedeli a Saleh hanno sparato ad altezza uomo, provocando una strage. Anche alcuni sostenitori del regime, armati di pietre e bastoni, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, hanno partecipato alle violenze. Le autorita' yemenite hanno giustificato il ricorso alle maniere forti per la presenza di ''elementi armati'' tra i dimostranti che volevano, a loro dire, assaltare una palestra. Nel primo pomeriggio, centinaia di manifestanti avevano marciato anche verso l'ambasciata dell'Arabia Saudita a Sanaa per protestare contro il piano del Golfo, mentre altre migliaia si erano diretti verso la sede del ministero dell'Informazione. Oltre a Sanaa, le proteste divampano in tutto il Paese. Ad Aden, nel sud, si registrano nuovi scontri tra forze di sicurezza e dimostranti che avevano proclamato una giornata di ''disobbedienza civile''. E notizie di manifestazioni arrivano anche dalle altre province meridionali di Lahej, Abyan e Hadramout. Il tutto succede mentre Saleh continua ostinatamente ad aggrapparsi al potere: ''L'era dei colpi di stato e' finita e una transizione pacifica deve necessariamente passare attraverso le urne'', ha tuonato oggi il leader yemenita ricevendo i membri del blocco parlamentare del suo partito, il Congresso Generale del Popolo (Gpc). La firma annunciata per i prossimi giorni a Riad tra il Gpc e il 'Fronte comune' dell'opposizione del piano proposto dalle monarchie del Golfo appare a questo punto tutt'altro che scontata. Stamani intanto tre soldati sono morti in un attacco probabilmente ad opera di al Qaida: un unico presunto membro della rete terroristica ha aperto il fuoco contro i militari ad un checkpoint nella citta' di Zinjibar, capoluogo della provincia meridionale di Abyan, dove sono attivi gruppi legati proprio ad al Qaida.(ANSA-AFP-REUTERS).
