
Cambiamento climatico, rapporto Onu choc: "Situazione irreversibile, temperatura salirà fino a metà secolo"
La “febbre” della Terra è salita a velocità record negli ultimi 50 anni e nel 2019 i livelli di Co2 sono stati i più elevati degli ultimi 2 milioni di anni. Sono i dati spaventosi riportati nell’ultimo Rapporto Onu sul cambiamento climatico che parla addirittura di “situazione irreversibile“.
Nel 2019, si legge nel primo dei tre volumi approvato dai 195 Paesi, le concentrazioni atmosferiche di Co2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) le più elevate degli ultimi 800.000 anni.
Dagli anni Settanta ad oggi la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni; l’aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai vista negli ultimi 3000 anni.
Gli scienziati del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) scrivono che questo è l’ultimo allarme. Il Sesto rapporto di valutazione sarà pubblicato nel 2022. Gli studiosi hanno preparato anche un riassunto per i decisori politici con i concetti più importanti.
Cambiamenti climatici, l’uomo sta accelerando il riscaldamento globale
L’ultimo rapporto sul clima “Cambiamenti climatici 2021 – Le basi fisico-scientifiche”, “deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta” ha affermato il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres commentando il rapporto dell’Ipcc.
Senza profondi tagli immediati delle emissioni, l’obiettivo di un riscaldamento globale non superiore ai 1,5 gradi Celsius “sarà rapidamente fuori portata”, ha aggiunto Guterres. “L’odierno Rapporto è un codice rosso per l’umanità. I campanelli d’allarme sono assordanti e le prove sono inconfutabili: le emissioni di gas serra dovute alla combustione di combustibili fossili e alla deforestazione stanno soffocando il nostro pianeta e mettendo a rischio immediato miliardi di persone”, ha rilevato Guterres.
Gli studiosi, fra cui ci sono tre italiani del Cnr, affermano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico e avvertono che forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra sono ancora possibili e in grado di limitare i disastri provocati dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo in alcune parti del mondo.
Il richiamo è ancora una volta al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta, in particolare della Co2 che permane nell’atmosfera per centinaia di anni. Durante i lockdown causati dalla pandemia, infatti, nonostante la riduzione globale del 7% dell’anidride carbonica non c’è stato alcun effetto apprezzabile sulla temperatura della Terra.
Rapporto Onu: innalzamento dei mari è irreversibile
Il continuo aumento del livello del mare è uno dei fenomeni dei cambiamenti climatici già in atto, “irreversibili in centinaia o migliaia di anni”, affermano gli scienziati.
Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che potrebbe portare inondazioni più frequenti e gravi e all’erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno, avvertono gli scienziati.
Il rapporto parla di un riscaldamento che procede molto velocemente e fornisce nuove stime sulle possibilità di superare il livello di global warming di 1,5 gradi centigradi nei prossimi decenni. A meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento a circa 1,5 o addirittura 2 gradi centigradi sarà un obiettivo fuori da ogni portata.
Lockdown ed emissioni ridotte non hanno fermato il riscaldamento
Durante i lockdown dovuti alla pandemia si è avuta la riduzione in tempi brevissimi delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra, ma “mentre la riduzione delle emissioni inquinanti ha portato a un seppur temporaneo miglioramento della qualità dell’aria a livello globale, la riduzione del 7% delle emissioni globali di Co2, una riduzione enorme mai sperimentata nei decenni passati, non ha prodotto alcun effetto sulla concentrazione di Co2 in atmosfera e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta”.
Per questo gli esperti dell’Ipcc spiegano che “mentre la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, che permangono in atmosfera per alcuni giorni o, al massimo, per alcuni mesi, ha un rapido effetto sulla loro concentrazione con un considerevole beneficio sulla salute umana e sull’ambiente in generale, al contrario, per contrastare il riscaldamento climatico sono necessarie riduzioni della concentrazione di Co2, che permane in atmosfera per centinaia di anni, e degli altri gas serra che siano sostenute nel tempo e di grossa entità fino alla completa decarbonizzazione”.
La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 gradi centigradi superiore a quella del periodo 1850-1900 con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. La parte preponderante del riscaldamento climatico è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane, ribadisce il Working group I che valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente del 2014.
Cambiamenti climatici, cosa ci aspetta
Nei prossimi decenni, dicono gli esperti, un aumento dei cambiamenti climatici è atteso in tutte le regioni. Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare amplificati. Tra questi, le ondate di calore, le inondazioni dovute a forti precipitazioni e l’aumento del livello del mare nelle città costiere.
La temperatura aumenterà fino alla metà del secolo. Lo studio mostra che le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Mediamente nei prossimi 20 anni, la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5 gradi di riscaldamento.
