Germania senza nucleare: bollette più care

Angela Merkel riflette (foto LaPresse)

BERLINO – Spegnere le centrali nucleare, correre meno rischi e inquinare di meno. Sembrano cose destinate ad andare a braccetto e invece non è esattamente e necessariamente così, almeno nel medio periodo. In Germania, infatti, la decisione di chiudere il capitolo atomo (il 2022 è la data fissata per lo switch-off definitivo) rischia di complicare non poco il piano energetico nazionale. E rischia di complicarlo in due aspetti centrali: l’approvvigionamento e il taglio delle emissioni inquinanti.

La questione, a vederla bene, è puramente matematica. Lo spegnimento delle centrali nel 2022, spiega il Wall Street Journal, lascia la Germania con un gap energetico da colmare. L’obiettivo dichiarato è quello di tappare il buco con le rinnovabili: scenario possibile e auspicabile ma non in tempi così stretti (undici anni per il riassetto energetico di una nazione nel cuore dell’Europa non sono certo tanti).

Ad oggi, infatti,  i numeri dicono che le 17 centrali nucleari attive nel Paese contribuiscono a fornire circa il 23% dell’energia elettrica che serve in Germania. Energia che continuerà ad essere indispensabile anche a reattori freddi. C’è di più. La Germania, oltre ad uscire dall’atomo ha uno dei piani ambientali più ambiziosi dell’Europa (e quindi del pianeta): tagliare le emissioni di gas del 40% entro il 2020 (ritornando così ai livelli del 1990) e tagliarle addirittura dell’80% entro il 2050. Obiettivo, spiega il Wall Street Journal, che sembra più difficile senza il nucleare.

Secondo Laszlo Varro, capo della divisione gas e combustibili fossili dell’Agenzia energetica internazionale, l’obiettivo tedesco “non è impossibile da raggiungere”. Subito dopo, però, l’esperto aggiunge che  senza l’apporto delle centrali “il processo di uscita dal carbone sarà più costoso e più complesso”. Il tutto perché la decisione del cancelliere Angela Merkel rovescia in modo sostanziale quella che fino a Fukushima era la strategia energetica tedesca dei prossimi anni. La Germania, infatti, in un primo momento aveva deciso di ritardare a dopo il 2030 la chiusura delle centrali nucleari puntando a sviluppare le rinnovabili e riducendo prima le emissioni del carbone. Ora, invece, la Germania, almeno in una prima fase, dovrà di fatto raddoppiare la produzione di energia dal carbone (il Wall Street Journal parla di 20 gigawatts a carbone contro i 10 previsti).

Che senza atomo non si possa prescindere dal carbone lo conferma proprio la Merkel: “Se vogliamo uscire dal nucleare e puntare sulle rinnovabili nella fase di transizione dovremo servirci per forza del carbone. E si tratterà di uno sforzo degno di Ercole”.

Difficile, guardando le cifre, darle torto. Le analisi degli esperti citate dal Wall Street Journal sostengono infatti che da qui al 2020 la Germania sarà in grado di raddoppiare l’apporto delle energie rinnovabili, dall’attuale 17 a circa il 35% del totale. Un risultato imponente ma non sufficiente a colmare il vuoto energetico prodotto dallo spegnimento dei reattori. Significa che la Germania dovrà colmare il gap un po’ costruendo impianti per i combustibili fossili un po’ comprando energia all’estero. Con una prima conseguenza poco gradevole ma molto prevedibile:  l’aumento dei prezzi delle materie prime e quindi dell’energia.

“La Germania non è un’isola – sintetizza Varro – è il cuore del sistema energetico europeo ed è fisicamente interconnessa con gli altri Paesi”. Se i tedeschi dovessero rimanere “a corto” di energia, quindi, è impossibile non immaginare ricadute su buona parte degli stati dell’Unione.

Un ultimo dettaglio: i tedeschi sono tra i cittadini europei che pagano il conto energetico più alto. “Colpa” proprio dei massicci incentivi e investimenti fatti in materia di rinnovabili, solare su tutti. I risultati sono indiscutibili: in soli 10 anni, dal 2o00 al 2010, l’apporto delle rinnovabili è passato dal 6 al 17% del totale. Eppure un piccolo dilemma resta e lo sintetizza, sempre sul Wall Street Journal, l’analista londinese Peter Atherton: “Le turbine girano sempre, vento e sole fluttuano”. Uscire dal nucleare, insomma, non sarà così facile.

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Emiliano Condò