L’ho acceso a mezzanotte di sabato, il televisore. Stravolta dal viaggio, la mente alla scimmia Kiri, all’elefante Rami, al varano, al monaco buddista che mi ha regalato un braccialetto di filo bianco, al curry e alle piantagioni di tè, alla madre che mi ha presentato il figlio Acira di tre anni dicendo «si chiama come suo fratello morto nello tsunami, che ne aveva quattro». Stava cantando Marco Mengoni, quello di X Factor. Lui bravo, canzone così così. Poi è arrivato un ragazzo col codino e la faccia carina, uno che non conosco. La Clerici ha detto che era uno dei finalisti, guarda un po’. «Bè, c’è sempre uno nuovo ogni anno, sul podio», ho pensato. «Meglio qualche novità che i soliti Zarrilli. Ora però arriveranno Irene Grandi o Malika Ayane, vedrai». Mia sorella aveva scritto su Facebook che, insieme a Noemi, la Grandi e la Ayane erano di gran lunga le migliori del Festival, e lei di Sanremo ne capisce. E poi, poi ho visto arrivare quei tre insieme, e non ci potevo credere, anche se l’avevo letto, che c’erano. Ma un conto è leggerle e un conto vederle, certe cose. Emanuele Filiberto di Savoia stava cantando veramente: «Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia, chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia»? No, non poteva essere vero, sicuramente ero ancora in aereo, vittima di un colpo di sonno per la mancanza d’aria fre- sca, dopo tutte quelle ore di volo. O forse erano gli antistaminici che stavo prendendo per la solita reazione allergica alle punture di zanzara. Eppure… Adesso Pupo, Pupo gli stava davvero rispondendo con lo stornello: «Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente, ma mai ti sei paragonato, a chi ha sofferto veramente»? No, non ci potevo credere. Pupo con Emanuele Filiberto e un tenore: nemmeno Michele Serra ai tempi di Cuore avrebbe osato immaginare tanto. E dire che mi erano sembrate kitsch certe statue di Budda troppo grandi e dorate, in Sri Lanka. Poi, è arrivata la banda dei Carabinieri e ha suonato Guerre stellari. Allora, un po’ turbata, ho spento la televisione. Il giorno dopo, ho guardato su YouTube la protesta degli orchestrali che appallottolavano gli spartiti e Antonella Clerici che invocava le regole e il popolo sovrano. Dove l’ho già sentita, questa del popolo sovrano? Quegli orchestrali, mi sono sembrati proprio come le élite, inascoltate e incapaci di proporre un modello diverso e vincente, che fanno «buuu» e il segno del pollice verso ma gli scappa da ridere, perché ormai non ci crede più nessuno, nemmeno loro, che la qualità sia vincente. Ho letto che c’era anche Bersani, nella platea di Sanremo. Buon per lui. Gli è andata anche bene. In Sri Lanka, la settimana scorsa, il leader dell’opposizione l’hanno arrestato. Non voleva riconoscere le scelte del popolo sovrano.
