La testimonianza di Concita De Gregorio su Wikipedia va presa come un segnale: la cultura della rete non è facile da comprendere neppure per le persone più aperte e costruttive. E le reazioni raccolte a Pesaro sull’importanza dei social network per la costruzione di un migliore sistema dell’informazione dimostrano che c’è ancora molta strada da fare: si sentivano diversi interventi, in effetti, nei quali la rete veniva descritta come tendenzialmente orientata a fomentare piccoli gruppi di interessi omogenei e visioni del mondo chiuse piuttosto che come un territorio di dibattito aperto. Sono segnali da prendere in considerazione con attenzione.
La rete aperta e neutrale è un luogo nel quale chi vuole fare qualcosa di innovativo può esprimersi meglio. Ma è un luogo che può aiutare anche le iniziative più conservatrici. E’ chiaro che il risultato non si può valutare senza tener conto che al centro della questione c’è il bene comune della rete, che di per se è aperto, mentre il modo di utilizzarlo o sprecarlo dipende da chi prende le iniziative.
In questo contesto, Ahref.eu può essere d’aiuto. Se riuscirà a introdurre nel gioco della rete un sistema di “incentivi” culturali, pratici e teorici, che coinvolga persone con orientamento diverso ma capaci di riconoscere il valore di coltivare un territorio comune che arricchisce tutti dal punto di vista della conoscenza diffusa, metodologicamente consapevole. Questa settimana la nuova fondazione può partire. E anche questo blog servirà a dar conto del suo percorso, con tutta l’umiltà richiesta da un tema enorme, delicato, importante, denso di diversità e punti di vista. Con un’idea in testa: la rete non si comprende bene se la si prende in considerazione solo come se fosse un medium da criticare nella sua interezza ma tenendo presente che è sempre uno strumento da usare per ogni innovazione si ritenga possa servire. Ogni suggerimento è importante.
