ROMA – Oggi piu' di 6 milioni di persone
ricevono il trattamento con antiretrovirali per l'infezione da
Hiv ma ''la lotta non e' finita, ci sono 10 milioni di persone
che sono in attesa del trattamento e la loro vita e' appesa ad
un filo''. E' quanto ha affermato Michael Sidibe', segretario
generale aggiunto dell'Onu e direttore esecutivo di UnAids, nel
corso di un incontro sulla centralita' della cura della persona
nella prevenzione e nel trattamento della malattia da Hiv/Aids.
''Sono stati fatti dei progressi ma questo non e' il momento
dell'autocompiacimento – ha aggiunto Sidibe' – e se stiamo
spezzando la traiettoria dell'epidemia in molti Paesi dove c'e'
stato un declino nei contagi, lo si deve ad un cambiamento
nell'approccio alla diffusione della malattia.
Il segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite si
riferisce al passaggio da ''un approccio pragmatico alla
valorizzazione delle prassi sociali e al ruolo dei valori e
della famiglia''.
I Paesi in cui sono calati i contagi – ha proseguito Sidibe'
– sono quelli in cui si e' riuscito a considerare i giovani come
attori del cambiamento e loro sono stati capaci di negoziare la
loro sessualita' in maniera responsabile''.
Molto e' stato fatto, secondo Sidibe', anche sul piano
dell'impegno economico internazionale: ''meno di 10 anni fa
potevamo contare su 400 milioni di dollari, oggi parliamo di 70
miliardi di dollari'' e grazie alla ricerca che, recentemente,
ha fatto un passo in avanti nella scoperta di un trattamento che
roduce la trasmissione ''siamo arrivati ad un punto cruciale'',
Infine, Sidibe' ha rivolto un appello alla Chiesa chiedendo
di ''lavorare insieme'' nella lotta all'Aids.
''Ci sono molte aree in cui siamo in disaccordo – ha concluso
– ma anche molti ambiti in cui condividiamo posizioni comuni.
Dobbiamo trattare l'Aids con un approccio sociale profondo''.
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