ROMA – Il telecomando è un mattone, il primo iPad lento e superato: David Carr, esperto di media del New York Times, tratta un quadro disastroso della situazione dei mezzi di comunicazione di vecchia generazione.
Se la televisione via cavo ha avuto un grande anno, almeno negli Stati Uniti, con notevoli profitti per Time Warner e News Corporation, si intravedono già delle crepe.
Anche la migrazione ininterrotta di film, musica e video in generale dai loro canali abituali al web è un segno della nuova “nuvola” dell’informazione e dello svago.
Carr cita la lezione di Steve Jobs: il contenuto ha un prezzo. Ma le vecchie linee divisorie tra televisione, radio, web e stampa scompaiono sullo schermo del tablet. Un tablet che ha già vissuto la sua prima vita, con il primo iPad, ormai superato dal secondo in velocità e affidabilità.
Questo mondo unico dell’informazione ha però delle controindicazioni. Basti pensare alla Nbc, che con il suo flusso continuo di notizie via Twitter aggiorna istantaneamente gli utenti. Ma che dire di quando gli hacker hanno violato l’account durante l’anniversario dell’11 settembre. E una situazione simile si era già verificata in novembre con l’attacco di Fox News da parte di Anonymous.
Più i contenuti vitali vengono diffusi attraverso la nuvole della rete e non via cavo, le reti di sicurezza devono essere non più qualcosa di superfluo, ma qualcosa di necessario alle compagnie di media.
Carr ricorda il caso del Tea Party, che farà un dibattito sulla Cnn, e della serie di intrattenimento “Homeland”, che potrà essere vista via cavo, on demand, e diventerà anche una app e una community.
I confini sono sempre più fragili. Il telecomando della televisione appartiene alla preistoria, confrontato con lo scorrere delle dita sul tablet. La maggior parte delle informazioni appariranno prima sui social network come Twitter e solo in un secondo momento sui mezzi di informazione maggiori. La fiaba della buonanotte ai bambini verrà letta da un lettore professionista in un audiolibro.
