Classe del padre classe occupazionale attuale borgh. cl. m. imp. p. b. urb. p. b. agr. cl. op. urb. cl. o. agr. borghesia 31,2 45,3 15,0 1,2 6,9 0,4 classe media impiegatizia 18,5 51,4 13,2 0,2 16,2 0,5 piccola borghesia urbana 10,5 29,0 34,7 0,7 24,3 0,8 piccola borghesia agricola 4,2 21,1 20,5 13,1 36,5 4,6 classe operaia urbana 5,1 30,2 18,1 0,5 45,1 1,0 classe operaia agricola 1,4 17,9 19,6 2,9 46,8 11,4 totale 9,3 32,0 21,1 2,1 33,6 1,9 fonte: Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 1997, Roma, ISTAT, 1998, p.239
« Tutti questi dati mostrano chiaramente che in Italia le opportunità di mobilità sociale sono distribuite in modo diseguale e dipendono in misura significativa dalla classe di origine. Per fare un solo esempio, possiamo vedere che essere figlio di un medico (cioé avere un origine borghese) oppure di un tornitore (cioé provenire dalla classe operaia urbana) non è la stessa cosa: le probabilità di diventare libero professionista, imprenditore o dirigente – cioé di accedere alle posizioni di vertice della gerarchia sociale – nel primo caso sono relativamente alte (31,2%), mentre nel secondo sono decisamente basse (5,1%). I figli della borghesia sono in netto vantaggio sui figli degli operai dell’industria e dei servizi anche nella competizione per l’accesso alla classe media impiegatizia (45,3% contro 30,2%). »[Maurizio Pisati, "La mobilità sociale", p.47]
E così, tanto per rafforzare il concetto di meritocrazia – e contribuire alla realizzazione del grande sogno americano, quell’illusione delle pari opportunità che Hollywood si è incaricato di esportare e somministrare come un pusher rifornisce di acidi e anfetamine eserciti di giovani alienati -, lo scorso 18 ottobre Unicredit ha siglato un accordo con UILCA. L’hanno chiamato Protocollo Piano di Riorganizzazione.
Giù giù giù, quasi alla fine, a pagina 26 si legge quanto segue:
Ovvero: « UniCredit […] conferma che non sarà posta in essere alcuna limitazione connessa al vincolo parentale nei confronti dei figli di dipendenti cessati per pensionamento volontario in possesso dei requisiti richiesti per la selezione (laurea triennale e conoscenza della lingua inglese), determinando, a parità di valutazione in sede di selezione, una priorità nell’assunzione. »
Alberto Sordi, nell’indimenticabile Un borghese piccolo piccolo, mostrava in tutta la sua amarezza lo spaccato di una piccola piccola Italia, dove per far entrare i figli in banca i genitori erano disposti a qualsiasi cosa, perfino ad umiliarsi di fronte a piccoli piccoli burocrati dalle spalline della giacca perennemente innevate di forfora.
Da oggi tutto questo non sarà più necessario. Non importa quanto le pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro siano un valore riconosciuto, un principio costitutivo alla base di una società moderna e fluida immersa nel libero mercato: il familismo viene finalmente e formalmente riconosciuto come uno scrimine fondamentale per la selezione del personale. Si cacciano i vecchi e si assumono i loro figli, e poi i figli dei loro figli, e poi i loro pronipoti, creando caste di uomini semi-liberi il cui senso di responsabilità verso la prole li indurrà a chinare la testa e non mettere a rischio il futuro di un figlio per il peccato di superbia di chi rivendica migliori condizioni lavorative.
Per tutti gli altri non resta che rimanere studenti a vita, per iniziare poi uno stage a 60 anni, magari gratuito, avviando nel contempo i propri figli alla professione di becchino, perché l’unico lavoro che i padri saranno in grado di passare ai figli con matematica certezza sarà la costruzione di almeno una bara.
Forse due, se i genitori avranno l’accortezza di non separarsi in vita.