(foto tratta da ‘Il Fatto Quotidiano)
Il più fascista tra i postfascisti. Questo era il ministro Ignazio La Russa e questo rimane. Arrogante, violento, provocatore. E persino brutto a vedersi, con quegli occhi da invasato, lo sguardo furbetto oppure assetato di sangue, il gesticolare scomposto con cui ti impone il silenzio o ti dice «vai vai». Irritante a sentirsi. Monotono, grottesco, volgare. Sempre uguale a se stesso, inelegante per natura.
Alle sue esibizioni sopra tono credevamo di esserci abituati ma quella che lo ha visto protagonista dellāultima puntata di Ā«AnnoZeroĀ» – giovedƬ scorso – ha veramente oltrepassato il limite e impone un immediato ridimensionamento delle sue presenze in televisione. Un quarto dāora di Ā«mantraĀ» durante il quale ha ossessivamente dato del Ā«vigliaccoĀ» a Luca Cafagna – lo studente della Sapienza presente in studio per commentare la manifestazione del 14 e colpevole – sempre secondo La Russa – di apologia di reato.
Si agita sulla sedia La Russa quando parla Cafagna – Ā«vigliacco, fifoneĀ» -, interrompe, sbuffa, si alza, minaccia di andarsene.
Ā«Qui non cāĆØ neanche un poliziotto – urla impazzito manco si trovasse si trovasse sul set di Platoon – solo studentiĀ». Ā«Per fortunaĀ» gli risponde Santoro che per questo – un attimo dopo – viene accusato di un reato sino ad ora sconosciuto, quello Ā«di mancata presenza di poliziottiĀ». Suda La Russa però quando Marco Travaglio, cellulare in mano, gli comunica lāsms appena Ā«ricevutoĀ»: mi scrivono che anche lei in piazza cāĆØ stato. A Milano per la precisione, era il 12 aprile del ā73 e quel giornomorƬ un poliziotto non certo per mano dei comunisti. No, non era proprio in piazza, La Russa, ma in Prefettura a trattare dice lui come chiaramente smentiscono le immagini di repertorio con cui si apre il film di Marco Bellocchio Ā«Sbatti il mostro in prima paginaĀ», che quella giornata racconta e che mostra un giovane – ma non per questo più avvenente – ministro degli esteri che, megafono in mano, arringa le folle della Ā«Maggioranza silenziosaĀ». Ā«Vai vaiĀ» questa volta non lo dice La Russa ma poi si riprende e si scaglia contro Antonio Di Pietro che gli dĆ del fascista. Ignorante ĆØ la risposta e poco ci manca che non risponda Ā«fascista a chi?Ā».
GiĆ perchĆ© Ignazio Benito Maria La Russa ĆØ figlio del senatore missino Antonino La Russa e fratello di Romano. Trapiantati da piccoli a Milano, i due fratelli sono tra i principali dirigenti del Fronte della Gioventù e il loro ruolo ĆØ delicato: tenere i contatti con i matti di San Babila, giĆ allāepoca tutti armati ma anche e soprattutto incontrollabili e – a modo loro – Ā«anarchiciĀ».
Dopo la vittoria elettorale dell’aprile del ā73 – con lāMsi che sfora l’8% – lāattuale ministro dellāInterno ĆØ tra quelli che decidono di dar vita alla grande manifestazione della Ā«Maggioranza SilenziosaĀ», un comitato anticomunista a cui aderivano esponenti democristiani, missini, liberali e monarchici. Con lui, Ciccio Franco – giĆ leader della rivolta di Reggio – ed neo eletto senatore.
Parte male quella giornata e finisce peggio. La manifestazione Ā«contro la violenza rossaĀ» ĆØ vietata ma i sanbabilini arrivano in piazza portandosi dietro le bombe srcm: sarĆ una di queste bombe ad uccidere lāagente Antonio Marino. Romano La Russa, fratello del ministro, finisce a San Vittore per Ā«adunata sediziosa e resistenza alla forza pubblicaĀ». Ignazio viene indicato dalla stampa – sicuramente anche allāepoca comunista – come uno dei Ā«responsabili moraliĀ». Per il Msi, partito d’ordine, ĆØ un disastro dal quale non si riprenderĆ più. Almirante reagisce denunciando i colpevoli e col Fronte ĆØ quasi rottura ma i due La Russa restano a galla e dopo poco Ignazio aderisce a Lotta popolare, la Ā«sinistraĀ» del Msi, dalla quale poi esce. Ā«Fascista a chi?Ā». Come ministro tocca tenercelo (anche se lāIdv ieri ha inviato una lettera aperta a Napolitano protestando per la presenza dentro un governo democratico di un ministro fascista) ma dagli schermi fatelo sparire.
fonte articolo ‘Il Manifesto’
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