Ma Fini è anche quello che si straccia le vesti per la rete e poi Giulia Bongiorno, finiana e presidente della Commissione Giustizia, non ammette neppure alla discussione in aula gli emendamenti al Diritto di Rettifica – comma 29 DDL Intercettazioni – presentati dalla rete per evitare la dolce eutanasia della blogosfera. Una impressionante lezione di coerenza.
Nel frattempo, qualcuno dovrebbe spiegare a Piero Ostellino la differenza tra una notizia non veritiera e la trascrizione di un’intercettazione. Oggi, a pagina 47 del Corriere, scrive:
« Se, invece, il giornalista pubblica i verbali dell’indagine di una Procura sa di non correre rischi. Anche se ciò che ha individuato non fosse veritiero, ledesse la rispettabilità dell’uomo pubblico, nessuno ne risponderebbe. »
Chiedete a postellino@corriere.it come fa un giornalista che pubblica il testo di un’intercettazione a divulgare qualcosa che non è veritiero. Il testo di un’intercettazione, telefonica o ambientale che sia, fintanto che riporta con puntualità quanto registrato, non è nè vero nè falso. Semmai, può essere rilevante penalmente oppure no. Ma questa è un’altra storia.
Partendo da questo assunto – sbagliato – Ostellino ne desume che la battaglia per la pubblicazione delle intercettazioni non sia stata una battaglia per la libertà di informazione. Bisognerebbe, cioè, completare la pubblicazione delle intercettazioni con le dichiarazioni degli avvocati e dei diretti interessati, ma è proprio quello che vuole fare lui ad esulare dal concetto di informazione. Ostellino vuole fare direttamente il processo, ovvero vuole anticipare la rettifica a monte, con il risultato che nell’attesa non si pubblicherebbe più nulla.
E poi, caro Ostellino, quale parte di "Io stamattina ridevo alle tre e mezza dentro al letto" beneficerebbe delle spiegazioni dei diretti interessati?