ROMA – Meta’ della popolazione italiana e quasi il 60% dei giovani hanno sentito parlare di biotecnologie ma solo il 39% del campione generale e il 43% dei ragazzi sa darne una definizione corretta. In particolare, poi, l’accostamento tra biotech e salute viene effettuato dal 42% dei giovani e solo dal 24% della popolazione.
E’ quanto emerge da una ricerca condotta dall’Eurisko per conto di Farmindustria, sulla conoscenza delle biotecnologie applicate alla salute da parte degli italiani.
La tv e la stampa sono i mezzi attraverso i quali la popolazione generale ottiene maggiori informazioni a proposito delle biotecnologie. Mentre per i ragazzi i principali canali d’informazione sono, oltre alla tv, la scuola e la rete.
Entrando nello specifico delle biotecnologie applicate alla salute, oltre la meta’ degli intervistati (51% della popolazione generale e 53% dei giovani) ha sentito parlare di biotech applicato alla ricerca per lo sviluppo di farmaci. Tumori, malattie genetiche e rare sono le prime tre categorie a cui gli italiani accostano questo tipo di ricerca.
Convinti che le biotecnologie siano una grande opportunita’ per lo sviluppo della ricerca farmaceutica futura (in oltre il 90% dei casi), gli intervistati hanno accostato la descrizione delle biotecnolgie a concetti positivi nel 55% dei casi, all’idea di cura e prevenzione nel 25% dei casi e hanno indicato lo sviluppo di farmaci migliori (35%) e di nuove cure (28% per la popolazione generale e 39% per i giovani) come i principali vantaggi che le biotecnologie possono portare.
Interessati e aperti all’argomento, gli italiani si sentono pero’ poco informati sulle biotecnolgie (64% della popolazione generale e 70% dei giovani) e considerano che tv, stampa e internet siano i canali piu’ adatti a divulgare informazioni ministero della Salute, medici e ospedali e Istituto superiore di sanita’ vengono infine indicati come le fonti piu’ adeguate e attendibili per la divulgazione di notizie.
A proposito della scarsa informazione tra gli italiani riguardo alle biotecnologie e ai loro ambiti di applicazione, il professor Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’ospedale Bambino Gesu’, ha evidenziato come questa sia un problema anche tra i medici “perche’ spesso i ricercatori non comunicano correttamente le loro scoperte”.
Ad esempio, ha spiegato Dallapiccola, “la possibilita’ di sequenziare il genoma umano offre grandi potenzialita’ ma deve essere usato correttamente” altrimenti si rischia di creare allarmi inutili perche’ dalla sequenza possono emergere innumerevoli “suscettibilita’” a patologie che non necessariamente significano rischio di contrarle. Dal canto suo, il presidente di Farmindustria, Sergio Dompe’, ha detto di “credere fermamente nell’economia della conoscenza che – ha aggiunto – e’ un terreno sul quale abbiamo la possiblita’ di recuperare posizioni rispetto agli altri paesi. E’ importante diffondere la conoscenza. L’informazione e’ uno dei ferri del nostro mestiere che pero’ – ha concluso Dompe’ – va usato correttamente”