Mentre i due schieramenti maggiori perdono vistosamente consensi, sondaggi alla mano, celebrando la rimozione della politica politicante ed esercente da parte di molti italiani, vorrei proporre un’ipotesi di soluzione allo stallo dell’opposizione nella palude proprio ora che questo giornale festeggia domani un anno di vita. Anno politicissimo direi, nella denuncia delle magagne macro e micro dei Nostri Eroi in ribasso, da Berlusconi a scalare.
Il primo numero aveva in evidenza l’avviso di garanzia a Gianni Letta, la cosiddetta “eminenza azzurrina” del predellino, il submazzarino più presentabile dell’intiera falange. La persona con cui “si riesce a parlare”, che media fin dall’aspetto, che non sembra mai intenzionato a pugnalarti, anzi, che all’occhio è apparso più volte basito dalla rozzezza politica del Principale. Un cardinale vero, a questo punto neppure più indagato di un qualunque presidente dello Ior vaticano. È il ricordo di quella prima pagina che mi ha fatto venire in mente una possibile soluzione alla crisi della Seconda Repubblica o come cavolo si chiama. In fondo Letta è vissuto e trattato come una sorta di prelato laico di garanzia un po’ da tutti, dalla classe dirigente al completo come dal sistema mediatico che (quasi) all’unisono tale classe difende e protegge, anche se all’apparenza bilateralmente, cioè per B. o contro B.
Tutto questo avviene appunto da un secolo in una palude post-morettiana in cui il Caimano sguazza sempre più stancamente tra un lodo e una pompetta e tutt’intorno altre impresentabili specie politiche gli danno contro o a favore, fingono di cacciarlo oppure lo blandiscono e lo aiutano quando è in autentica difficoltà. Sto pensando ad anfibi come D’Alema e Veltroni, alternati, e a una serie di alligatori minori suddivisi alla destra e alla sinistra del sovrano impaludato. Palude che però comincia finalmente ad essere avvertita come quella fanghiglia senza speranza che oggi è e che nessuno dei capataz politico-televisivi attuali vuole bonificare. Almeno nei fatti. A parole è un Luna Park.
In attesa di un mutamento ambientale forte, dunque, permanendo a breve la palude con o senza elezioni anticipate, è forse opportuno ipotizzare un serissimo ribaltone. In fondo, case a parte, Gianfranco Fini ci sta dicendo che può costituire il leader di una destra pragmatica ma anche legalitaria, europea ma anche nazionalista, idealista e razionale ma anche cinicamente disposta a occupare dappertutto qualunque centimetro di suolo pubblico, alias di potere. Fini come duce rammodernato francamente può andare. Il punto è che quel posto lo ha occupato Berlusconi, e da quel dì. Ragionando su Letta, i vari Letta equamente o iniquamente distribuiti e i lettismi conseguenti, l’idea è sorta “spontanea”. Se la destra un leader presentabile ce l’ha o può ipotizzarlo, giacché gode del consenso dei suoi oppositori di centro e di sinistra (uso il termine per convenzione naturalmente, e non più almeno oggi per convinzione), la sinistra la guida non ce l’ha e la cerca tra le truppe di Bersani e le pattuglie di Veltroni, a colpi di “papi stranieri” e altre facezie.
Fate due più due, e ci arriverete da soli. È Berlusconi, in assenza di idee forti e progetti politici riconoscibili, l’unico che può far vincere la sinistra, oppure farla perdere ma dunque perdendo lui stesso che la guida. Se D’Alema e soci invece di inciuciare lo lisciano un po’, anche poco, anche con cosette tipo “Silvio, sei l’unico, sei intelligente, sei bello” ecc., Berlusconi è capacissimo di passare alla testa dell’opposizione per acclamazione, così da tentare (lui ne sarebbe certo) di trasformarla in maggioranza. Che danni farebbe a una sinistra inesistente un’assunzione di responsabilità ai massimi livelli di un Caimano vero in mezzo alle specie finte o malstampate? Potrebbe solo giovarle. E lui, partito uomo d’affari con i retroscena che sappiamo o stiamo per sapere specie dopo un anno di Fatto, è ormai un uomo di potere e basta. Non gliene può fregare di meno della destra o della sinistra, questa o quella per lui pari sono, basta non parlargli di processi. Ciancia di anticomunismo ma solo per esigenze di comunicazione. Passato di là armi (per esempio la pistola del 1977) e bagagli, affermerebbe che lui ha decomunistizzato il Paese. Forse si potrebbe evitare anche la spesa di elezioni anticipate. E dall’inciucio si passerebbe finalmente a vie politiche. Di Fatto. Coraggio, un aiutino…
da Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2010