Mentre il paese naviga alla deriva, senza un governo, alle soglie di un lungo inverno polare, facendo lo slalom in mezzo a una distesa di iceberg che vagano come gelidi, tetri fantasmi dello spirito della politica che fu, i media applicano con encomiabile dedizione la prima legge della manipolazione mediatica: la strategia della distrazione.
Visto che il caso transalpino aveva già provocato un gran putiferio, sollevando reazioni forti in tutta Europa, le dichiarazioni di Maroni rischierebbero di guadagnarsi troppo spazio sulle prime pagine di Corriere e Repubblica (Libero e Il Giornale sono ormai da mesi in ostaggio della Scavolini). Che fare? Non c’è problema, ci pensa Umberto Bossi, così ne approfitta anche per fare un po’ di campagna elettorale.
"SPQR – Sono porci questi romani", spara via senza pensarci due volte (ce l’aveva già pronta alla bisogna). E giù titoloni di prima, perfino SkyTg24 ci fa un sondaggio. I Rom? Non pervenuti. O perlomeno non tanto quanto avrebbero meritato. Tra l’altro, ottiene due piccioni con una fava, visto che attenua anche l’attenzione nei confronti del discorso di Berlusconi domani mattina alla Camera. Anzi tre, perché oscura la mini guerra civile contro l’apertura della seconda discarica di Terzigno. Diavolo d’un Bossi. Pecore di italiani!
Distrarre. Distrarre. Distrarre. Funziona sempre. Alt. E come si fa con chi sfugge al circuito mediatico e tenta di fare una domanda fuori programma? Che ne so, magari una giornalista incauta che non ha ancora imparato a stare al suo posto? Non c’è problema: la si blocca, sollevandola da terra, impedendole di respirare e causandole un "trauma toracico-addominale da schiacciamento". Questo è quel che è appena accaduto ad un’inviata di Sky che voleva avvicinare Roberto Maroni, fuori dalla sala di Castel dell’Ovo, a Napoli. Poi uno dice perché i giornalisti non fanno più domande: se non ti mena La Russa, a mandarti all’ospedale ci pensa una guardia del corpo. Forse bisognerebbe iniziare a presentarsi con un’armatura medioevale e il microfono sulla punta della lancia.
Per la cronaca, la direttiva europea del 2004 si trova qui. E recita così:
" In nessun caso la decisione [restrizioni al diritto di ingresso e di soggiorno] può essere dettata da ragioni economiche."
Poi, certo, dice anche che il diritto di soggiorno per una durata superiore a tre mesi deve essere subordinato alla disponibilità di risorse economiche sufficienti, entrando in palese o apparente contraddizione. In ogni caso, chiunque abbia soggiornato in un paese dell’Unione per un periodo di almeno cinque anni, ininterrottamente, non può essere deportato per nessun motivo al mondo.
Insomma, è complesso. Meglio mandare affanculo i romani ed evitare di parlarne, no?