Da un tavolo del Cambio a Torino Cavour aspettava il voto in Parlamento. Torinesi pronti a salvare un pezzo di storia

Poi dicono che i torinesi sono freddi e non conoscono buoni sentimenti. Questo luogo comune è stato smentito peraltro quanto meno nell’ultimo mezzo secolo dagli slanci di commovente generosità di Specchio dei tempi. Negli ultimi giorni ha trovato una ulteriore smentita.
Dopo l’arresto degli attuali proprietari, inciampati nel passo più lungo della gamba e nella recessione, sul ristorante del Cambio di Torino potrebbe incombere la chiusura.
Subito i ristoratori torinesi si sono passati parola e hanno definito i contorni di una cordata per salvare il più antico ristorante della città, perché, dicono, “Torino non merita la terribile onta di vederlo chiuso con i sigilli anche solo un giorno”.
Questa è una gran bella notizia,non tanto per chi ama la buona cucina, ma perché il Cambio rappresenta un pezzo di storia d’Italia. Prende il nome dal fatto che, nei secoli passati, era un vero e proprio ristorante di stazione, non ferroviaria ma di di cavalli di diligenze, con tre sale, corrispondenti alle tre classi di una volta.
Nella storia è entrato perché da uno dei suoi tavoli Cavour aspettava il segnale delle imminenti votazioni nell’aula di Palazzo Carignano, sede del Parlamento del regno sabaudo. Stando seduto con le spalle al muro, come oggi ricorda una targa, Cavour, attraverso la finestra che si affaccia sulla piazza, una delle più belle e eleganti che si possano vedere, Cavour scrutava una finestra del palazzo di fronte, pronto a scattare.

Leggi l’articolo originale da: La Stampa

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