A Washington per gli incontri del Fondo monetario e della Banca mondiale il governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial stability board, Mario Draghi, riassume in una semplice formula quello che molti in Italia stanno cominciando a capire: l’Italia non è, forse non è più ma probabilmente non è mai stata una grande potenza economica, ma un paese tributario, una specie di mega indotto. Al traino di chi? Della Germania, ovviamente.
L’occasione di spiegarci l’ovvio che la nostra superbia nazionale ci impediva però di vedere è stata data a Draghi da una conferenza stampa, in cui il Governatore ha disegnato lo scenario economico nel quale si colloca anche il nostro paese: «L’Italia ha avuto un secondo trimestre buono e un terzo trimestre meno buono. La Germania cresce molto per le esportazioni, ma per la prima volta la sua crescita si fonda anche su consumi e investimenti. l’Italia cresce a rimorchio».
Per noi italiani, ha spiegato Draghi «l’obiettivo dovrebbe essere quello di coniugare crescita con austerità. E certamente da questo punto di vista la Germania è un grande esempio» per la sua capacità di mettere a frutto le riforme strutturali. L’austerità, tuttavia, avverte, è un termine da non equivocare: «L’austerità alla quale io mi riferisco è qualcosa i molto diverso da quella degli anni ’70 e in parte è stata già avviata, con l’approvazione di alcune leggi sul controllo del deficit. Ora si tratta di attuarla, effettuando con lucidità i tagli dove è necessario e i “non tagli” dove è necessario non tagliare».