Due trapianti e poi l’Himalaya,la ‘risalita’ di Romano Benet

ROMA, 17 MAR – La risalita riparte dopo tre anni. Zaino in spalla di nuovo per l'alpinista Romano Benet – all' attivo 11 Ottomila insieme alla moglie Nives Meroi, un record mondiale di coppia – dopo aver affrontato due trapianti di midollo per un'aplasia midollare. Partira' per l'Himalaya fra pochi giorni, i primi di aprile, sempre in coppia con sua moglie. La meta e' oltre gli 8 mila metri, sul Kangchenjunga, la terza montagna piu' alta del mondo. Proprio su questa, nella primavera del 2009, Romano e Nives arrivarono a 7.500 metri, poi dovettero rinunciare perche' lui accusava i sintomi della malattia. Ed ora si torna a scalare, e si riparte proprio da li'.

''Torniamo dove abbiamo lasciato in sospeso'' dice al telefono all'ANSA Nives mentre con il marito, che sta guidando per raggiungere Rieti, da Tarvisio, dove questa sera, ospiti del Cai (Club Alpino Italiano), racconteranno la loro esperienza . ''A Romano piace l'idea di ripartire. Ha la curiosita' di tornare li' e di continuare da dove abbiamo dovuto lasciare. La nostra – continua l'alpinista – e' una storia di speranza ma anche di grande solidarieta' per la donazione degli organi. Senza quel donatore anonimo che ha ridato la vita a Romano, noi non potremmo ora pensare a questa nuova esperienza di vita. La donazione degli organi e del sangue e' il grande esempio di alleanza umana''. Oltre due anni di sosta forzata per la coppia, poi qualche scalata sulle Alpi, ed un trekking lo scorso autunno in Nepal per riprendere l'attivita': ''lo scopo era sgambettare senza pensieri''. L'affiatamento dei due, in cordata e nella vita, e' trentennale. Insieme hanno raggiunto vette e record.

Ed ora questo nuovo significativo progetto. Ma niente a che vedere con una rivalsa di conquista mancata: ''il rapporto con la montagna per noi e' sempre rispettoso ed armonico. Vogliamo tornare sul Kangchenjunga anche perche' e' una zona molto bella. Certo e' li' che abbiamo dovuto tornare indietro ma anche questo e' un insegnamento della montagna, la fuga senza vergogna. Abbiamo rispettato il momento ed abbiamo deciso di scendere. Se non l'avessimo fatto ora certamente non avremmo avuto questa possibilita' di tornare''. L'esperienza di esperti scalatori e'' stata importante anche nell'affrontare la dura malattia di Romano: ''un passo avanti dopo l'altro, con pazienza, senza scoraggiarsi, affrontando il momento e la vita reale''.

L'imminente spedizione durera' circa due mesi. Li', la coppia trovera' compagni provenienti da altri paesi con cui condividere la scalata. Ma non sara' solo un'avventura alpinistica. C'e' l'ombra della malattia, anche se via via piu' lontana, e del ritorno alla vita. Non sara' quindi una scalata qualunque, c'e' una consapevolezza nuova: ''abbiamo ben presente il grande esempio che e' la donazione degli organi e del sangue. La speranza che da' alle persone malate, e tutto come atto gratuito''. La coppia da tempo collabora con organizzazioni di volontariato per il sostegno alla donazione degli organi e pensa di rendere continuativa questa collaborazione. ''Si', perche' e' proprio questo, sulla nostra esperienza, che vogliamo sottolineare: l'opportunita' che una donazione del sangue o di un organo puo' dare ad una persona in difficolta'''. ''E' la solidarieta' l'esempio piu' chiaro. Nella vita, come nella montagna, e nella malattia si e' soli. Ma la solidarieta' di un dono di vita e' l'esempio dell'alleanza umana''.

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Lorenzo Briotti