Economia in democrazia: sanità pubblica e pensioni legano le mani a destra e sinistra

Il commento di Jamie Whyte, un collaboratore del Wall Street Journal, inquadra l’inesorabile circolo vizioso di cui sono ormai prigionieri tutti i governi democratici, siano nominalmente di destra come di sinistra.

Il ragionamento è perfettamente condivisibile anche senza ragionare in termini di giustizia sociale ma soltanto, come fa l’articolo, in termini di puro calcolo elettorale. Si può affermare che in occidente ormai i collegi elettorali sono disegnati in modo, anche se non perfetto, certamente tale da non rendere più possibile lo squilibrio di seggi che garantiva in passato la prevalenza della destra.

Sul termine destra ci si deve intendere. Un partito non è di destra solo perché si auto definisce tale ma perché difende la conservazioni di privilegio di una ristretta classe di ricchi.

Ecco così comparire sul palcoscenico della politica l’elettorato di centro, benestante ma non troppo, i cui interessi si distinguono abbastanza da quelli dei ricchi, ma anche da quelli dei più infelici, al punto di renderli indifferenti a ideologie estreme; e  la cui consistenza si è sempre più rinforzata negli ultimi decenni, al punto di farne la massa elettorale più consistente e capace di spostare i risultati di voto.

Osserva Whyte: “Le grandi democrazie moderne sono complesse. Nonostante i cittadini abbiano un solo voto, alcuni esercitano un’influenza maggiore sulle scelte in funzione elettorale dei politici. Quelli provenienti da un collegio elettorale marginale, gli indecisi, i finanziatori maggiori dei partiti e i membri dei cosiddetti gruppi speciali (quali artisti e contadini) possono ottenere favori a discapito della maggioranza”.

Questa premessa è la chiave per entrare nel ragionamento, applicato alla situazione inglese ma con termini che lo rendono universale o quasi.

Ricorda Whyte che David Cameron, quando nel 2005 diventò il leader del partito conservatore, mise in atto una azione di marketing mirata a convincere gli inglesi che i conservatori si erano evoluti e non erano più un “partito crudele”.

Per fare questo, però, fu costretto a sposare l’idea della sinistra che “l’impegno di un politico per il welfare state è l’indice del suo gradimento”. Fu così, scoprendo il valore sociale e quindi politico e quindi elettorale sistema sanitario nazionale (NHS), che Cameron “promise di aumentare la spesa pubblica, o, per usare le sue parole, “bilanciare i ricavati della crescita” grazie a tasse più basse e un incremento della spesa pubblica”.

Ma, osserva Whyte,  “questa promessa si è presto rivelata una chimera”, a causa della crisi e così, “quando i conservatori sono saliti al potere”, la situazione era molto cambiata e “la loro promessa” elettorale  era diventata quella “di tagliare la spesa pubblica”.

Pertanto, “in attesa dei tempi migliori auspicati da Cameron”, per gli inglesi sono arrivate “tasse più alte e  una minore spesa pubblica”.  Per non toccare la sanità, i nuovi Conservatori, peggio che mai, hanno tagliato ne loro tradizionali capisaldi ideologici, difesa e giustizia.

Secondo Whyte, che sembra inorridire, Cameron è arrivato a dire parole che sono “una rielaborazione maldestra dello slogan marxista: “Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo le sue necessità”. Ora, osserva Whyte, “sentire un primo ministro conservatore sposare una tale filosofia ha dell’incredibile, ma le sue azioni non ci permettono di contraddirlo. Anzi, abbiamo tutte le ragioni di fidarci della sua parola”.

Questo perché “sviare dal principio marxista pronunciato da Cameron è praticamente impossibile per qualsiasi politico. “Votatemi e toglierò i soldi ai ricchi per ridistribuirli tra di voi.” In tutte le democrazie moderne due verità oggettive fanno sì che con questo slogan si vincano le elezioni: ognuno esercita il proprio voto e la maggioranza guadagna meno dello stipendio medio”.

Sono parole che ci riportano all’Italia, con promesse elettorali di Silvio Berlusconi regolarmente disattese e trasformate in bugie da una situazione economica proibitiva e uno come Giulio Tremonti che proponeva di fare partecipare i dipendenti alla distribuzione degli utili aziendali.

E questo spiega anche la situazione inglese, perché “una tale redistribuzione della ricchezza”, promessa da destra come da sinistra, costituisce una politica popolare e” perché, nonostante le presunte ideologie, i conservatori britannici da tempo appoggiano una tassazione scalare e il welfare state”.

Conclusione: “Nessun governo democratico può  smantellare il welfare state senza perdere il potere. E nemmeno può estenderlo molto senza sconquassare l’economia”.

Temi noti anche dalle nostre parti, ma vedendoli trattati a proposito di altri, forse ci riesce più facile capire il giro del fumo.

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mdiloreto