MILANO – Le azioni di Esselunga sono del fondatore, Bernardo Caprotti. Sembra una banalità e invece è una sentenza, di primo grado, che segna un altro capitolo della faida interna alla famiglia che gestisce il gruppo di supermercati. Da un lato c’è il padre, Bernardo, che anni fa aveva ceduto ai figli la “nuda proprietà” della società salvo poi cambiare idea e riprendersi, con un blitz le azioni. Dall’altra i figli, Giuseppe e Violetta, che quelle azioni le vogliono e che hanno temuto che il padre vendesse Esselunga .
Proprio che l’intenzione della vendita fosse reale è stato stabilito dal giudice Angelo Mambriani secondo cui, spiega il Corriere della Sera, “l’assegnazione in nuda proprietà ai figli era una simulazione fittizia, avendone Caprotti senior sempre esercitato «ogni e qualsivoglia» potere”.
Si tratta in ogni caso solo di un primo round. Perché i figli di Caprotti si apprestano a ricorrere al Tribunale civile di Milano per rivendicare la proprietà della maggioranza del gruppo. La battaglia, insomma, è tutta sulle azioni. Spiega il Corriere: “Come si ricava dalle memorie depositate dalle due parti nell’ambito della richiesta di sequestro presentata lo scorso 12 gennaio, la questione nasce nel 1996 quando, il 29 aprile, Bernardo Caprotti decide di intestare la nuda proprietà delle azioni ai tre figli – Giuseppe e Violetta avuti dalla prima moglie Giulia Venosta, Marina Sylvia dalla seconda moglie Giuliana Albera – nell’ambito di un complesso programma di riassetto delle società operative e finanziarie. Secondo i figli maggiori si trattava del primo passo per «cominciare a configurare – è scritto nella memoria – i termini di una futura successione dei propri figli nella proprietà e nella conduzione delle società di famiglia». All’epoca la holding di controllo si chiamava Bellefin, poi trasformata in Supermarkets Italiani. Giuseppe – il figlio primogenito che ha lavorato nel gruppo fino al 2004, anno in cui lasciò la carica di amministratore delegato al termine di un violento scontro con il padre – era intestatario del 33,19% delle azioni, le due sorelle Violetta (in Esselunga per 10 anni) e Marina Sylvia del 29,19% ciascuna. Il padre deteneva l’8,43% in piena proprietà più l’usufrutto sul 52,36% dei figli”.
