Francesco Piccolo รจ cattivo. Ma un cattivo vero, non di quelli che sbandierano un cattivismo teatrale per poi ridursi a piรน umane pratiche di convivenza e convenienza. No, Piccolo รจ uno scrittore dall’aria simpatica e pacioccona. Che tuttavia, al momento buono, ti infilza con una rappresentazione della cattiveria che il lettore riconosce immediatamente come familiare. Perchรฉ lโha praticata di persona o ha sognato di farlo piรน di una volta fin da quando รจ diventato adulto. Per questo in Italia esiste una tribรน di adepti al culto di Francesco Piccolo. E per questo io ne faccio parte. Il nostro testo di riferimento non รจ il fortunato “L’Italia spensierata”, con il quale Piccolo ha bonariamente irriso ad alcuni vizi nazionali, ma il ben piรน implacabile “La separazione del maschio”. Ovvero il libro nel quale la pratica del tradimento maschile viene fotografata, sezionata, raccontata e infine assolta da ogni condanna cosรฌ come da ogni esaltazione. Se ne parlรฒ quando uscรฌ ma vale comunque la pena ricordarne i punti fondamentali. Che sono quelli della storia di un marito che pratica il tradimento sessuale serialmente e per anni, di fatto con chiunque gli pratichi a tiro. Non se ne vergogna e non ne va fiero. Semplicemente, si adatta alle circostanze di una vita libertina restando per tutto il tempo del libro un marito e padre che si vuole esemplare, solo leggermente preoccupato che la scoperta dellโinganno conduca al crollo della sua impalcatura familiare. Naturalmente รจ una storia giร sentita e letta migliaia di volte. E naturalmente le cose vanno come devono andare, con il fedifrago smascherato e la famiglia in pezzi. Ma la maestria di Piccolo รจ tutta nel raccontare la cattiveria del tradimento maschile nella sua naturale quotidianitร , e soprattutto senza alcun compiacimento o alcuna complicanza morale. Con un castigo rimandato di pagina in pagina e che potrebbe non arrivare mai, anche se quando arriva si storce la bocca per unโillusione che finisce e che avrebbe potuto continuare per sempre.
Fatto sta che โLa separazione del maschioโ รจ diventato rapidamente un libro di culto. Un culto maschile, va da sรฉ, con poche donne che si distinguono dalla quasi totalitร di signore che normalmente reagiscono alla lettura con raccapriccio piรน o meno violento. Di solito la pratica del culto prevede che quel libro faccia la sua comparsa nel mezzo di una conversazione tra amici, che devono essere amici veri come si รจ veri amici tra maschi. E dunque senza troppa confidenza intorno alla propria vita sessuale, poco importa se vera o immaginaria. Ci si chiede con molta circospezione e qualche imbarazzo se, per caso, si รจ letto quel libro e cosa se ne pensa. E quasi sempre ci si riconosce adepti della stessa chiesa, particolarmente grati allโautore per avere rimosso lโincrostazione della colpa e per avere restituito alla cattiveria maschile una sua dignitร , anche se solo per qualche centinaio di pagine.
Perchรฉ ricordare quel libro proprio oggi, quando di Francesco Piccolo รจ appena uscito โMomenti di trascurabile felicitร โ (Einaudi, pp.134, euro 12,50)? Non certo per lโeffetto che puรฒ avere in questi stessi giorni la lettura delle cronache del Bunga Bunga o della memorabile bontร dโanimo mostrata da Silvio Berlusconi verso la giovane Ruby. Anche se un qualche confronto sarร pur lecito tra le cronache che vedono protagonista il Cavaliere e Lele Mora e i percorsi del castigo sospeso sulla testa del protagonista del romanzo. Magari per concluderne che la cattiveria di quel libertino che si crede innocente รจ piรน innocua delle nuove peripezie che vedono protagonista il Presidente del Consiglio. Ma la vera ragione per leggere lโultimo libro di Francesco Piccolo alla luce del precedente รจ che questo ne rappresenta un complemento. Dove lโinimitabile cattiveria di Piccolo viene ulteriormente argomentata, con riferimenti sparsi ad una quotidianitร piรน leggera di quella del romanzo. E quindi priva di amplessi e sotterfugi, ma piena di schegge di perfidia che escono dal nulla e che ancora una volta suonano terribilmente familiari. Perchรฉ non basta avere lโaria bonaria nรฉ leggere Repubblica, come lโautore ricorda anche in queste pagine. Francesco Piccolo resterร sempre colui a cui โpiace passeggiare la domenica mattina e non comprare mai una mela, nรฉ le arance, nรฉ un bonsai, nรฉ un fiore, nรฉ le uova di Pasqua โ niente che possa aiutare le ricerche per qualsiasi cosa e niente che possa mettere la coscienza a postoโ. E per questo ci piace tanto.
Fatto sta che โLa separazione del maschioโ รจ diventato rapidamente un libro di culto. Un culto maschile, va da sรฉ, con poche donne che si distinguono dalla quasi totalitร di signore che normalmente reagiscono alla lettura con raccapriccio piรน o meno violento. Di solito la pratica del culto prevede che quel libro faccia la sua comparsa nel mezzo di una conversazione tra amici, che devono essere amici veri come si รจ veri amici tra maschi. E dunque senza troppa confidenza intorno alla propria vita sessuale, poco importa se vera o immaginaria. Ci si chiede con molta circospezione e qualche imbarazzo se, per caso, si รจ letto quel libro e cosa se ne pensa. E quasi sempre ci si riconosce adepti della stessa chiesa, particolarmente grati allโautore per avere rimosso lโincrostazione della colpa e per avere restituito alla cattiveria maschile una sua dignitร , anche se solo per qualche centinaio di pagine.
Perchรฉ ricordare quel libro proprio oggi, quando di Francesco Piccolo รจ appena uscito โMomenti di trascurabile felicitร โ (Einaudi, pp.134, euro 12,50)? Non certo per lโeffetto che puรฒ avere in questi stessi giorni la lettura delle cronache del Bunga Bunga o della memorabile bontร dโanimo mostrata da Silvio Berlusconi verso la giovane Ruby. Anche se un qualche confronto sarร pur lecito tra le cronache che vedono protagonista il Cavaliere e Lele Mora e i percorsi del castigo sospeso sulla testa del protagonista del romanzo. Magari per concluderne che la cattiveria di quel libertino che si crede innocente รจ piรน innocua delle nuove peripezie che vedono protagonista il Presidente del Consiglio. Ma la vera ragione per leggere lโultimo libro di Francesco Piccolo alla luce del precedente รจ che questo ne rappresenta un complemento. Dove lโinimitabile cattiveria di Piccolo viene ulteriormente argomentata, con riferimenti sparsi ad una quotidianitร piรน leggera di quella del romanzo. E quindi priva di amplessi e sotterfugi, ma piena di schegge di perfidia che escono dal nulla e che ancora una volta suonano terribilmente familiari. Perchรฉ non basta avere lโaria bonaria nรฉ leggere Repubblica, come lโautore ricorda anche in queste pagine. Francesco Piccolo resterร sempre colui a cui โpiace passeggiare la domenica mattina e non comprare mai una mela, nรฉ le arance, nรฉ un bonsai, nรฉ un fiore, nรฉ le uova di Pasqua โ niente che possa aiutare le ricerche per qualsiasi cosa e niente che possa mettere la coscienza a postoโ. E per questo ci piace tanto.
