Feltri e l'editoriale su Oslo: 'Sorpreso dalle polemiche'

ROMA, 28 LUG – ''Sono ancora sorpreso dagli insulti per il mio editoriale sulla strage di Utoya. Mi sono solo posto degli interrogativi chiedendomi perche' l'uomo, come invece altri animali, non sappia piu' unirsi contro un nemico comune: un uomo armato, 500 ragazzi, nessuno ha tentato di fermarlo. Mi ha colpito ma lungi da me dare delle colpe alle vittime''. Cosi' Vittorio Feltri, a Radio Rock, parla del suo editoriale di qualche giorno fa su Il Giornale. Ieri, era stata sospesa su Facebook la possibilita' di condivisione degli articoli del quotidiano – secondo il Popolo Viola c'erano state molte segnalazioni proprio dopo la pubblicazione dell'editoriale – funzione oggi riabilitata ''grazie all'impegno dei lettori e alla solerzia dello staff di Facebook'', sottolinea l'edizione online del quotidiano.

''Per l'attacco personale – aggiunge Feltri – sono state estrapolate e utilizzate poche frasi e ignorate tutte le altre, interpretandole in chiave politica quando il pezzo di politico non aveva proprio nulla. Ho tanti difetti, ma tutti dicono che mi esprimo in modo fin troppo chiaro e diretto: e qui il mio ragionamento era limpido, non c'era nessun retropensiero''.

Secondo l'ex direttore di Libero, inoltre, gli attacchi contro di lui fanno parte di una perversione del sistema politico e informativo italiano. ''A me viene attribuito il peccato originale di aver lavorato e di lavorare con chi e' considerato il male assoluto: Silvio Berlusconi. Io non sono mai stato di destra se questo vuol dire fascismo oppure cattolicesimo estremista, sono profondamente ateo. E se molti leggessero i miei articoli o conoscessero la mia storia cambierebbero idea. Onestamente la prevenzione pregiudiziale verso il nemico e' comune a tutte e due le parti: da 20 anni a questa parte non si parla piu' di politica, ci sono solo due tifoserie, gli amici e i nemici di Berlusconi. Non c'e' piu' ragionamento ma solo schieramento''.

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Alberto Francavilla