Fini: “La politica balla sul Titanic, rimborsi elettorali da dimezzare”

Gianfranco Fini (LaPresse)

ROMA – In ballo non c’è una semplice crisi ma ”l’implosione dell’intero sistema politico”. A lanciare l’allarme, in un’intervista a Repubblica, è il presidente della Camera Gianfranco Fini che sui rimborsi elettorali avverte: ”Non basta” una riforma, occorre ”dimezzare” le rate, ”a cominciare da quella di luglio”.

Fini sottolinea la gravità di questa ”sorta di questione morale di ritorno”, che definisce non solo ”diversa” ma ”peggiore” di quella del ’92-’93 perché ”oggi – spiega – la percezione che ha la pubblica opinione è quella di un malaffare trasversale al mondo politico”.

Di qui l’esigenza di segnali ”tangibili”, di ”uno scatto di reni” perché la politica ”balla sul Titanic”. Non solo dimezzare i rimborsi elettorali, ma anche approvare la ”riduzione del numero dei parlamentari”, ”non con validita’ 2018” ma ”dalla prossima legislatura”.

A proposito di riforma elettorale, rimarca il presidente della Camera, occorre tener presente che ”gli italiani pretendono a gran voce che i parlamentari siano eletti e non nominati”.

Altro segnale deve arrivare per Fini sulle norme anti-corruzione: ”Come si fa a dire – spiega – che in questa fase nuove norme sulla corruzione devono camminare insieme al ddl intercettazioni e a quello sulla responsabilità civile dei magistrati?”.

Il clima che si respira intorno all’esecutivo tecnico non è dei migliori, ”purtroppo in alcuni casi il governo appare sopportato, piu’ che supportato, da Pd e Pdl”.

Infine un accenno al ritorno in Italia di Lavitola: ”Speriamo di capire perché accompagnava” Berlusconi e Frattini in visite di Stato, e al video satirico sul proprio conto che Berlusconi avrebbe mostrato durante una serata ad Arcore: ”Che pena – conclude Fini – vedere che chi era chiamato a governare l’Italia si divertiva in modo così squallido e soprattutto che tristezza tutti i cortigiani che pur di non correre il rischio di cadere in disgrazia ai suoi occhi non avevano il coraggio di dirgli di vergognarsi”.

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Emiliano Condò