Nuovo episodio di tensione fra giornalisti e politici in Francia. Stavolta, però, l’ex senatore francese e ora deputato europeo Jean-Luc Melenchon ha reagito con veemenza alle critiche di chi lo stava provocando. Il socialista, promotore di una formazione più a sinistra e vicina al partito comunista, e uno studente della Scuola di giornalismo di Science-Po, la prestigiosa università parigina di scienze politiche, sono i protagonisti di un’intervista finita in rissa. Lo studente, Felix Briaud, ha poi caricato online il dialogo: due minuti che obbligano Mélenchon a scusarsi e che dimostrano ciò che il politico francese pensa della stampa, dei giornalisti e persino degli apprendisti.
Mélenchon comincia stigmatizzando il “voyeurismo” di una certa stampa che secondo lui sarebbe una delle cause principali dell’allontanamento dei cittadini dalla politica. Prende come esempio il titolo di apertura di un quotidiano popolare (“Le Parisien”) dedicato al dibattito sulla riapertura delle case di tolleranza. «Tutti piangono lacrime amare sull’astensionismo, ma questo atteggiamento non può che portare alla catastrofe». Replica provocatoria dello studente-giornalista: la prostituzione può essere un argomento interessante, è un dibattito sull’ipocrisia della nostra società.
Mélenchon si mostra spazientito: «Se vuole parlare di queste cose trovi qualcun altro», dice. Poi aggiunge: «Con me parli di politica, questi argomenti di m… li usi con gente che vuol discutere di m…». Lo studente cerca di replicare, ma il senatore ha ormai perso le staffe: «Chiudi il becco, adesso voglio parlare io del tuo mestiere malato…». Lo studente: «Non capisco questa aggressività». Mélenchon: «È lei che è aggressivo, non se ne rende nemmeno conto, con la sua testa bacata ».
Con questa battuta si interrompe la conversazione tra i due. Mélenchon, comunque, è sempre stato criticato in Francia per la sua scarsa capacità di comunicabilità pubblica. Dopo la pubblicazione del video ha cercato di giustificarsi, facendo addirittura l’elogio del giornalismo («lo avrei fatto tutta la vita se avessi avuto la fortuna di trovare un posto») poi si scusa, argomentando con la stanchezza per la lunga campagna elettorale, ma infine contrattacca, dicendosi vittima di una trappola mediatica: «È chiaro, ho commesso un delitto di lesa maestà, ho attaccato la casta che si è scatenata contro di me».