ROMA – Cresce il numero di giornalisti uccisi nel 2011 mentre facevano il loro lavoro: sono 66, con un aumento del 16 per cento rispetto al 2010, 1044 sono i cronisti arrestati, e 1959 quelli aggrediti o minacciati. I dati sono stati forniti da Reporters sans Frontièrs, che ha stilato anche l’elenco dei posti più pericolosi per i lavoratori dell’informazione.
In testa alla classifica dei posti più a rischio c’è Manama (Bahrain), poi Abidjan (Costa d’Avorio), piazza Tahrir al Cairo (Egitto), le aree urbane di Manila e quelle di Cebu e Cayan de Oro nelle isole di Luzon e Mindanao (Filippine). Nell’elenco ci sono anche Misurata (Libia), lo Stato di Veracruz (Messico), Khuzdar (Pakistan), Deraa, Homs e Damasco (Siria), Mogadiscio (Somalia) e Piazza del Cambiamento, a Sanaa (Yemen).
Come nel 2010 il Pakistan si conferma il Paese più pericoloso: qui sono morti quest’anno dieci giornalisti, per lo più assassinati In tutto è raddoppiato il numero dei cronisti morti in Medio Oriente: venti solo quest’anno. Il maggior numero di cronisti e blogger arrestati si trova nelle carceri di India, Cina ed Eritrea, ma anche Grecia, Suda, Azerbaigian, Bielorussia, Uganda, Cile e Stati Uniti hanno avuto un’impennata nelle detenzioni di giornalisti, soprattutto dopo le varie rivolte locali: da 535 nel 2010 a ben 1.044 nel 2011.
Sono aumentate del 43 per cento le aggressioni fisiche nei confronti dei giornalisti e del 31 per cento gli arresti dei cyberdissidenti, e cinque attivisti del web sono stati uccisi.